Descrivere “Where the dead go to die” a una persona che ancora non ne ha sentito parlare non è cosa facile. Forse l’espressione “trip infernale” potrebbe rendere l’idea.
È un film d’animazione del 2012 scritto, diretto e realizzato da Jimy ScreamerKlauz (autore del successivo When Black Birds Fly del 2015) e prodotto dalla Unearthed Films. WTDGD, nel giro di pochi minuti, porta lo spettatore a chiedersi se guardare fino in fondo lo svolgersi degli eventi.

Riassumendo: WTDGTD presenta le storie di tre bambini che vivono nello stesso quartiere. Attraverso incubi e visioni allucinate, ci trascina alla scoperta dei risvolti più malati delle loro esistenze, accompagnate da Lappy, un cane demoniaco che si definisce “un messaggero” (richiamo abbastanza esplicito alla storia di Sam Berkowitz, noto serial killer americano attivo negli anni ’70).

Già dalle prime immagini lo stile visivo con cui è realizzato Where the dead go to die trasmette sensazioni contrastanti.
Si tratta di una computer grafica volutamente spartana che ricorda quasi i filmati FMV dei videogiochi di fine anni 90′. Proprio per questo riesce a rendere il tutto abbastanza inquietante dal principio.
Il primo dei tre capitoli che compongono il film, dal titolo Latte Contaminato, è più che sufficiente a farvi decidere se abbiate o meno lo stomaco per arrivare all’epilogo. Mi limiterò a dire che, in una breve sequenza, vengono infranti svariati tabù relativi a ciò che è normalmente considerato lecito mostrare su schermo.

Esempio di computer grafica di Where the dead go to die

Esempio di computer grafica di Where the dead go to die

Chi deciderà di arrivare fino in fondo, senza limitarsi agli aspetti “shocker” del lungometraggio, si imbatterà in un prodotto dalla potenza visiva incredibile e angosciante.
Alla CG “fatta male”, infatti, si aggiungerà fotomanipolazione grottesche e sequenze lisergiche, accompagnate da musiche altrettanto alienanti. Infine il doppiaggio volutamente confuso e distorto ci accompagna in una vicenda in cui, spesso, si perde completamente la sequenza logica degli eventi. Uno scenario dove lo spettatore viene scaraventato attraverso diversi piani di realtà, toccando a volte dei momenti di intensità capaci di scuoterlo come un pugno nello stomaco.

Un film sicuramente per pochi per lo stile visivo fortemente disturbante e aggressivo, e i contenuti estremi. Tutto sopportabile per lo scarso realismo grafico che smorza leggermente brutalità e perversione.
Where the dead go to die è un’esperienza che lascia uno strano sapore in bocca, un esperimento visivo allo stesso tempo agghiacciante e meraviglioso.