Toxic Psycho Killer 1Ci sono storie a fumetti in cui le tavole ti parlano.

Senza bisogno di testo, o quasi, stanno lì e ti parlano. O meglio… ti cantano. È come se la carta e l’inchiostro si fondessero in uno spartito grafico, allora le parole (quelle poche che, essendo un fumetto, l’autore si trova a dover mettere) quasi non sono necessarie. Utili, certo, ma non necessarie.

È il caso di Toxic Psycho Killer di Paolo Punto Massagli. Un trip vero e proprio in un racconto ecologico in cui sono i corpi (soprattutto femminili) e gli sguardi a fare da narratori della vicenda. Sguardi e corpi carichi di imperfezioni e di particolariChe siano aliene o terrestri, divinità o mortali, le donne rappresentate da Massagli sono cariche di emotività e potere narrativo.

La storia è un espediente per mezzo del quale l’artista dà sfogo a tutta la creatività, all’inventiva e alla capacità narrativa di cui dispone. Si “annusano” influenze soprattutto della sfera horror, dal Barker di Hellraiser a Cabal, fino ai Grandi Antichi di Lovecraft, ma anche il prometeo moderno di Mary Shelley. Se vogliamo osare nell’analisi, potremmo anche riconoscere certi temi cari anche al B-movie d’annata, come insetti assassini e tentacoli sparsi.

Il poco testo presente è diviso in due sezioni: una in inglese ed una in un alfabeto alieno, appositamente ideato dall’artista e “decodificato” in un cartoncino allegato al volume. Alfabeto alieno che, dopo qualche sforzo iniziale, leggerete senza difficoltà grazie al modo intelligente in cui è stato ideato.

Una pubblicazione indipendente, un fumetto d’autore che gli amanti del bel tratto, delle tavole ad ampio respiro e della narrazione per immagini non dovrebbero trascurare affatto.

Mi potreste rispondere che se è indipendente è perché non ha mercato, ed io replicherei che, in questo caso, dell’indipendenza è stato fatto l’uso migliore creando un racconto grafico a tratti lirico, mai banale e ottimamente confezionato.