Francesco Poroli è un art director freelance di base a Milano. I suoi lavori sono stati selezionati negli annali di SPD (Society of Publication Designers) e SOI (Society of Illustrators).
Dal 2000, ha lavorato per un ampio ventaglio di clienti, fra cui ricordiamo: The New York Times Magazine, Adidas, Il Sole 24 Ore, Wired, Condé Nast, RCS, Google, Reebok, NBA, Amnesty International, La Repubblica – Gruppo L’Espresso, McDonald’s e Red Bull.
Le sue illustrazioni sono colorate e geometriche, quasi essenziali nella forma, ma senza lesinare in fatto di particolari o spunti per la mente. Ogni figura si interseca e dialoga con l’altra. La scelta dei colori è attenta e mirata a dare un risultato d’insieme sempre bilanciato e piacevole. Dimostra una grandissima padronanza del metodo di storytelling fatto per immagini: ogni illustrazione ha dietro una storia e la racconta all’occhio di chi guarda. Sembra banale, ma è ciò che sta alla base dell’illustrazione d’effetto.
Anche a Poroli come mio solito – ormai – ho posto la mia domandina: Che cos’è, per te, la creatività? E guardate un po’ lui che cosa mi ha risposto:
“Ti rispondo con una provocazione: la creatività non esiste, è solo duro lavoro. La retorica della lampadina che si accende all’improvviso portando con sé idee geniali e la retorica di quelli che di mestiere fanno “i creativi” mi ha sinceramente un po’ stancato. La mia esperienza mi insegna che la creatività è un muscolo che si allena e che per farlo non esiste modo migliore che lavorare sodo. Sempre.”
Uno Spunto interessante di riflessione, non c’è che dire. Soprattutto per tutti quelli che credono nelle epifanie gratuite, e non nel lavoro e nello studio.