L’estate è ormai lontana, finalmente è arrivato il periodo dell’anno migliore per fare quel tatuaggio che tanto hai desiderato.

Sì dai, proprio quell’originalissimo simbolo dell’infinito mischiato con il nome della tua amica/ragazza/cane/criceto/frasedicanzonepreferita!
Se proprio non riesci a trovare nulla di meno banale prenditi almeno 5 minuti per scoprire la storia del simbolo dell’infinito.

Buzz Lightyear, il celebre uomo-aeroplano del film di animazione Disney, Toy Story, gridava sicuro: Verso l’infinito e oltre!!
Noi, invece, procediamo con calma e cerchiamo di capire: cos’è l’infinito? È veramente possibile superarlo?

L’infinito, semplicemente, è l’idea di qualcosa che non ha fine.
È facile quindi dedurre che nel nostro mondo non esiste nulla del genere, ed è quindi un concetto che possiamo solo provare ad immaginare. Pensiero costante della mente umana, è una sorta di amuleto che il nostro cervello usa per preservare l’istinto di sopravvivenza e lo spirito di continuità della specie. Sì… in fondo in fondo desideriamo avere un figlio anche perchè non vogliamo arrenderci all’idea che un giorno “finiremo”.

Tornando al simbolo, chi l’ha inventato e quando?

phi - simbolo dell'infinito

Lettera phi dell’alfabeto greco da cui sembra derivi il simbolo dell’infinito

Il simbolo dell’infinito è stato ideato nel 1655 dal matematico inglese John Wallis, professore di geometria all’Università di Oxford e celebre inventore e decifratore di codici.
Ha la forma di un 8 sdraiato ed è stato definito anche “lemniscata” (dal latino: nastro) dal matematico svizzero Bernouilli. Da questo deriva anche il concetto del Nastro di Moebius, che lega il concetto di infinito a quello di realtà parallele.

Si dice che la forma di questo simbolo derivi dalla lettera M, che in romano corrispondeva al numero 1000.
Un’altra teoria lega il simbolo dell’infinito alla forma della lettera greca “Phi”: un cerchio attraversato verticalmente da una linea. In matematica questa lettera, che prende il nome dello scultore greco Fidia, viene utilizzata per indicare la sezione aurea.

Bene, ora sai cosa raccontare alla zia durante il cenone di Natale, quando ti chiederà cos’è quello scaraboccho che hai sul polso!

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