Perchè il simbolo del cuore… non somiglia per niente a un vero cuore?
In questo articolo raccontiamo le origini dello strano segno che rappresenta l’amore.

Per convenzione siamo abituati ad associare quotidianamente concetti e messaggi a simboli e segni, semplificando la comunicazione non verbale.
Uno di questi è il cuore, un segno grafico che rappresenta un sentimento più che l’organo umano. Anche perchè oggettivamente gli somiglia ben poco!

Nel corso dei secoli sono state avanzate diverse teorie riguardo la sua origine.

Il simbolo che oggi gli associamo è stato rinvenuto su diversi reperti antichi: da rappresentazione delle foglie di una pianta (quella della vite in Grecia, d’edera per gli Etruschi) a  simbolo dell’Illuminazione per i Buddisti a partire dal II secolo.

Nello stesso periodo storico il medico Galeno ne parla nei suoi volumi di medicina.
Per lui il cuore è come una foglia di edera rovesciata, a forma di cono.

Lettera decorata del Roman de la Poire

Lettera decorata del Roman de la Poire

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Moneta raffigurante il seme di Silfio

Nel 1200 il simbolo compare così come lo conosciamo oggi, nel manoscritto medievale Roman de la Poire.

La storia racconta di due amanti intenti a
sbucciare insieme una pera utilizzando i denti. In una delle lettere decorate a inizio capitolo è raffigurato un uomo nell’atto di donare il cuore alla sua amata come segno d’amore.

Un’altra ipotesi, tra le più accreditate, vede il cuore ispirato ai semi di Silfio, una pianta estinta da parecchie centinaia di anni che cresceva in una piccola zona delle attuali coste libiche. La leggenda racconta che la pianta fosse un dono del dio Apollo. Utilizzata da Greci e Romani in cucina come spezia e in campo medico contro tosse, dolori, coliche e tutte le altre malattie conosciute, ma soprattutto come anticoncezionale.

La diffusione del simbolo del cuore su larga scala avvenne però a partire dal XVI secolo quando, assieme a fiori picche e quadri, venne riprodotto sulle carte da gioco francesi.

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