Finalmente tra le storie dell’incisione incontriamo la mano di una donna: Käthe Kollwitz.
Senza dubbio una delle più importanti degli ultimi secoli. Figlia di predicatori di una chiesa libera, vide fin da piccola, nell’ufficio del padre, operai, marinai e contadini che diventarono protagonisti dei suoi primi disegni. Furono per lei una fonte di ispirazione: l’energia e le capacità del popolo lavoratore e la tecnica incisoria di Klinger.

La sua opera senza tempo nasce già nel 1880, ma è per sempre. Capace di mostrare l’essenza dell’angoscia, della sofferenza e della morte, nella fame e nella guerra. Non vediamola, però, come una debole persa nell’oscuro della vita, bensì come una donna forte che ha trovato la spinta di trattare e denunciare tematiche così tristi.

Disse lei stessa

Io voglio che la mia arte serva a uno scopo. Voglio agire sul mio tempo.

e questo la rendeva diversa!

Si fece conoscere al grande pubblico con la serie Rivolta dei tessitori (Ein Weberaufstand 1893-97), ispirata alla controversa opera teatrale di Gerhart Hauptmann “Die Weber” (1892), che narra della rivolta dei poveri tessitori della Slesia nel 1844.  Anche se premiata, fu però respinta dall’imperatore: non c’era posto per quel tipo di arte, né per quella rappresentazione della realtà: una madre che si china sul figlio già firmato alla morte, lo strazio della povertà e della fame, lo scoppio di una rivolta pianificata a tavolino e la fine con la sconfitta e la morte di tanti!

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Ma Käthe, dura e forte proprio come la puntasecca che si insinuò nelle sue acqueforti, non si fece intimidire mai da nulla e creò un’altra serie di opere grafiche, Guerra dei contadini (Bauernkrieg 1901-1908): un evidente riferimento alla rivoluzione nella Germania del XVI secolo, e forse anche alla rivoluzione russa del 1905. Le linee dell’acquaforte unite alla puntasecca e all’acquatinta, esprimono lo sdegno e l’accusa contro l’ingiustizia. Toccanti scene di massa, testimoniano ancora una volta la presa di posizione dell’artista a fianco del popolo. La puntasecca (tecnica diretta senza acidi) e le sue “barbe”, che si formano incidendo il metallo con una punta affilata e trattengogo l’inchiostro, sono l’ideale per accentuare le caratteristiche del suo segno deciso, vellutato e pastoso.
I suoi disegni non esprimono solo una carica di simpatia per i diseredati, ma danno anche l’idea di quale forza possono scatenare le masse insorte. Nella Guerra dei contadini il personaggio principale è il popolo, inteso non come somma di individui singoli ma come massa compatta, unita da una stessa visione delle cose, da un medesimo stato d’animo. Appare il pathos dell’insurrezione popolare. È molto simile all’opera Rivolta, dove le donne svolgono un ruolo molto più importante!

Le prime tavole iniziano con l’oppressione: un padre e un figlio come animali da tiro per l’aratro e una donna violentata in un giardino schiacciato, abusato e devastato come lei, mentre il suo bimbo la guarda quasi indistinguibile dal fogliame crescente. Una natura simbolo di vite spezzate. Un’arte grido di denuncia contro i crimini dell’uomo sull’uomo.

K. Kollwitz - "Il Contadino" - n°1 dal ciclo "Guerra dei contadini" 1901-08

K. Kollwitz – “Il Contadino” – n°1 dal ciclo “Guerra dei contadini” 1901-08

 

K. Kollwitz - "Violentata" - n°2 dal ciclo "Guerra dei contadini" 1901-08

K. Kollwitz – “Violentata” – n°2 dal ciclo “Guerra dei contadini” 1901-08

 

Ma le donne forti resistono e una figura femminile affila la sua falce pronta alla battaglia. Sembra essere proprio Käthe che alza le braccia per dare il segnale e incoraggiare i contadini! Questa è davvero una rivolta, che esplode fuori dalla pagina. I contadini si sollevano avanti, con una determinazione inconfondibile, per combattere. La forza del movimento suggerisce le rapide di un fiume, totalmente fuori controllo.

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Una donna, infine, osserva tra i morti sul “campo di battaglia”, nel bagliore della lanterna, il figlio caduto e  un mucchio di agricoltori fatti prigionieri. Struggente e appassionante per i chiari i riferimenti autobiografici e per l’odio nei confronti della guerra che le portò via figlio e nipote.

K. Kollwitz - "campo di battaglia" - n°6 dal ciclo "Guerra dei contadini" 1901-08

K. Kollwitz – “campo di battaglia” – n°6 dal ciclo “Guerra dei contadini” 1901-08

 

K. Kollwitz - "campo di battaglia" - n°6 dal ciclo "Guerra dei contadini" 1901-08

K. Kollwitz – “campo di battaglia” – n°6 dal ciclo “Guerra dei contadini” 1901-08

 

Queste opere vennero giudicate volgari, impudenti, repulsive, ma lei pensava in modo diverso:

Capivo che l’idea della bellezza per me era il proletariato, nelle sue tipiche espressioni di lotta e di sofferenza… Quando ho conosciuto gli operai più da vicino, al primo sentimento che avevo provato per loro, s’aggiunse quello di dover mettere la mia arte al loro servizio.

(cfr. Bekenntnisse, Leipzig 1981).

Käthe Kollwitz morì il 22 aprile 1945, pochi giorni prima della fine della guerra.  Rimase sempre coerente col suo pensiero, anche nel suo rapporto commerciale con l’arte. Infatti dello stesso soggetto creò più stampe possibili in bianco e nero e si rifiutò di numerarle per mantenere per tutte lo stesso prezzo, rendendole accessibili a un pubblico più vasto. Che donna eh! Per quanta sfortuna ebbe, fino alla fine volle ardentemente gridare che bisogna lottare per quello in cui crediamo.