Oggi una recensione più breve del solito, vi voglio presentare una chicca decisamente molto particolare e insolita, ma tutta italiana!

Riccardo Moretti, musicista professionista, che si esibisce nei locali e nelle manifestazioni più importanti e prestigiosi in Italia e all’estero: Pflasterspektakel (Austria), Ferrara Busker, Pennabilli, StreetLife (Monaco), Gurtenfestival (Bern), CapeTown Jazz Festival, BalHarbour e PhiBeach (Costa Smeralda) sono solo un esempio. Trasferitosi da qualche anno in SudAfrica, è entrato in contatto con realtà musicali stimolanti che ne hanno arricchito ulteriormente l’innatà musicalità. Il suo ultimo progetto, TribalNeed – lo potete ascoltare qui – si sviluppa attorno ai suoni ancestrali del didjeridoo, del kelphorn e dell’hang rievocando antiche emozioni e trasfigurandole in chiave moderna. Insieme alla strumentazione tribale vengono utilizzati un “looper” elettronico e un vecchio sintetizzatore con effetti assolutamente ipnotici: il risultato è alla base delle sonorità “electro-tribal” incise nei suoi 6 CD.

Finiti i convenevoli passiamo all’album di oggi: questo portentoso giovanotto, mescola nel suo calderone un pizzico sintetizzatore, due ali di didjeridoo, una zampa di percussioni, un hang, qualche dose di beatbox, parti di giocattoli modificati ad un looper elettronico e un simsalabim (no, questo l’ho aggiunto io) dando vita a TribalNeed – Live in Berlin.

Una pozione all’avanguardia delle tendenze musicali contemporanee. Melodie taglienti e suoni melancolici, su ritmo tribale, narrano la storia di questo “elettronomade” e del suo errare tra la scena elettronica europea e le atmosfere afro/australiane. Questa coinvolgente sperimentazione artistica manifesta un approccio creativo originale alla composizione sonora.

1. Anomalies

Il primo ingrediente per questo nostro infuso magico è “Anomalies” che ci preannuncia la particolarità nelle sonorità del progetto: i vari strumenti si fondono un loop penetrante, minimal, dub.

Ci spinge in questa atmosfera ipnotica e leggermente inquietante, devo dire, con qualche rimando a quello che è il suono stereotipato dell’alieno da cui suppongo derivi il titolo del brano.

2. Dub Diet

Quest’altra pozione è decisamente meno inquietante, anzi, come traspare dal titolo è un pezzo dub. Un brano coinvolgente e rilassante. Attenzione: sfido a restare immobili ascoltandola!

3.Indianas’s Indaba

Questo brano credo faccia riferimento agli indiani d’america, per via dei suoni scelti che sono un palese rimando ai tipici strumenti della cultura indiana. Accostati a un impeccabile intervento d’elettronica e di beat, i suoni conducono dentro a un rituale di quelli che si vedono in tv, dove magari sgozzano un villaggio intero, ma le cui musiche dedicate sono sempre fighisime.

4.Martina

Questo è il mio intruglio preferito. Giuro che non so cos’abbia di così speciale, infondo è quasi sempre lo stesso loop che si rincorre frenetico e sensuale lungo tutto il pezzo, eppure lo adoro.

5. Creativity Becomes Illegal

Questo pattern non è proprio una bomba di originalità, probabilmente, ma è fatto bene. E’ il pezzo più “discotecoso” che l’album offra, ma tutto sommato non è niente male.

6. Step Children

Vi piacciono le cose un po’ creepy? Sì? Questo pezzo allora fa proprio per voi. È davvero una figata il modo in cui Riccardo Moretti amalgama ogni suono, ogni strumento, ed il beat è davvero sublime.

7. Forgotten Clues

Questo pezzo non è che mi faccia impazzire, come al solito i suoni, i beat, insomma tutto è gestito in modo magistrale, ma il pezzo trasmette ben poco, per lo meno a me.

8.Flags

La sentite l’italianità di questo brano? Gli anni ottanta e il maestro che si affacciano da questi synth?

Non ricorda forse Bandiera Bianca di Battiato? Io credo sia un omaggio e il nome tradisce un po’ questa intenzione. Per quanto “felice” lo trovo un brano molto bello.

9. Missed Call From Berlin

Anche questo è un brano che vi sfido a non ballare.

10. Small Town

E’ una cover del brano di Bronski Beat – Small Town Boy, appunto.  Non presenta particolari differenze rispetto all’originale e ci sono delle parti di beatbox quasi impercettibili ma che si fondono perfettamente con il brano.

La considerazione che tutto questo sia un live mi fa venire i brividi, in senso positivo chiaramente. Insomma che stregoneria è mai questa: un uomo tutto solo che riesce a fare una cosa del genere? Lo trovo davvero ammirevole.

Tribal Need - Live in Berlin

Riccardo Moretti, TribalNeed cover

Sulla copertina dell’album qui accanto si vede una classica rappresentazione dell’uomo tribale contenuta in ovali concentrici bianchi e neri, che l’idea di quanto ipnotico sia il groove di questo album.

L’immagine di copertina dell’articolo è la rivisitazione che Resli Tale ha realizzato, lasciandosi ispirare dall’album di Riccardo Moretti.

Se volete deliziare la vostra vista con altri lavori della nostra massoncina, leggete l’articolo che abbiamo scritto su di lei nel blog!