Dopo tanti racconti di ansie e inquietudini abbiamo voglia di mostrarvi l’incisione che fa sorridere, quella che narra di ciò che ci passa per la testa, senza curarci di nulla, esorcizzando e aprendoci alla percezione del mondo esterno.

Immaginate un simpatico vecchietto di 87 anni con una nuova compagna di 45 anni più giovane. Un uomo che stava diventando sordo, ma che funzionava benissimo in tutto il resto! Che si trovò ad assaporare la solitudine, ma che gli fu molto piacevole, perché lo metteva al riparo da ammiratori, visitatori, seccatori, e dall’esibizione di se stesso e del suo personaggio. La solitudine gli favoriva la concentrazione e gli dava la giusta distanza dagli avvenimenti di un mondo che a un uomo di 87 anni appariva folle e grottesco. Siamo nel 1968 alle spalle di Cannes, in un tipico mas provenzale del Settecento, chiamato Nôtre Dame-de-vie (Nostra Signora della vita). La Francia sprofondava nella contestazione, e il nostro vecchietto pensava non fosse una vera rivoluzione, ma un movimento contro il potere dei vecchi, fatta dai giovani. Nulla di tragico, piuttosto ridicolo, e voleva divertirsi dimostrando che un quasi novantenne aveva più inventiva, freschezza, curiosità di chi, come parola d’’ordine, invitava a diffidare di chiunque avesse superato i trent’anni.

Questo pazzo e burlone vecchietto si chiamava: Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno Marìa de los Remedios Cipriano de la Santisima Trinidàd Ruiz y Annibali Picasso AKA Picasso!
Si si, proprio lui che posa a torso nudo e in mutande nel suo studio e fa il bullo in spiaggia a 70 anni suonati. Un uomo tanto seducente per chi lo conosceva appena, quanto crudele e spietato con le sue amanti.

 

Pablo Picasso (Málaga, 25 ottobre 1881 – Mougins, 8 aprile 1973)

Pablo Picasso (Málaga, 25 ottobre 1881 – Mougins, 8 aprile 1973)

 

Picasso non voleva saperne di fare il pensionato e, tra il 16 marzo e il 5 ottobre 1968, mentre Parigi è sconvolta dal movimento studentesco, rimane rintanato nel suo studio in Costa Azzurra e, in preda a un irresistibile furore creativo, incide in soli sette mesi, ben 347 lastre di rame, l’equivalente di quel che Rembrandt fece in tutta una vita.

La Suite 347 è la più colossale opera incisa in acquaforte, acquatinta e puntasecca, fra quelle realizzate da Picasso, e forse mai eguagliata da nessun altro artista. Nella collezione confluisce l’intera immaginazione di Picasso, definita da lui stesso come “theatrum mundi”. Una serie di natura provocatoria, sensuale e audace, ma più ironica che erotica, evidenziando il sesso come sberleffo, burla e allegria.

Brigitte Baer
scrive:

Alla Suite 347 conviene accostarsi con spirito pronto all’allegria, agli scherzi, alle burle, alla comicità, al buonumore e al piacere: piacere di vedere, di ridere, di divertirsi. Uno striscione con lo slogan Vietato l’accesso agli scorbutici! dovrebbe essere appeso all’ingresso delle opere in mostra… Picasso sembra essersi preso una lunga vacanza, ricca di storie, fantasmi, avventure reali o sognate. Non sembra essersi preoccupato tanto dell’Arte (con la A maiuscola), termine che d’altronde odiava. “Lavorava” solo raccontando tutto ciò che gli passava per la testa…

In queste incisioni c’è il mondo della corrida e dei cantaores flamenchi; la mitologia greco-romana e, soprattutto, il paesaggio mediterraneo. Tutta la Suite è una concentrazione di energia, dove si ride e si scherza su tutto, la vecchiaia impotente e la giovinezza incosciente, gli sfarzi inutili del potere e le lusinghe del successo, il sesso ridotto a guardonismo e il sesso come lotta estenuante che porta alla morte, i cortigiani e i saltimbanchi del potere.

 

 

La Suite 347 è composta da quattro grandi nuclei tematici:

  1. Picasso, la sua opera e il suo pubblico. Sono 49 stampe a tema differente, spesso con riferimenti ad altri artisti, pittori e scrittori. Una sorta di presentazione dei soggetti principali e di tutte le tecniche e gli stili utilizzati. Si nota la sapienza della tecnica. Picasso utilizza diversi procedimenti di incisione, passando con naturalezza da una tecnica all’altra. A volte inizia da un rapido schizzo sulla lastra di rame, altre volte parte dall’acquatinta, imbrattando completamente la lastra di metallo, alla ricerca di caratteristiche tonali, evidenziate successivamente dall’utilizzo della puntasecca, del brunitoio e dell’acquaforte.
    L’incisione “Picasso la sua opera e il suo pubblico”, mostra sulla sinistra un mago, dinnanzi a lui è ritratto di profilo lo stesso Picasso che contempla la scena del ratto d’Europa davanti a Ercole; nella parte inferiore una donna sdraiata osserva la scena dal basso.

    “Spendo ore dopo ore, mentre ritraggo, osservando le mie creature e pensando alle cose folli che stanno facendo” cit. Picasso

     

    Picasso, son Oeuvre, et son Public - from the series 347 Gravures March 16-22, 1968

    Picasso, son Oeuvre, et son Public – from the series 347 Gravures March 16-22, 1968

     

  2. Mitologia e circo. 126 stampe che si rifanno alla mitologia del Mediterraneo con combattimenti di soldati greci, baccanti, fauni e circensi.

    Una poesia di Rafael Alberti ci sembra perfetta: “Per te ogni giorno inizia/ simile a una possente erezione, un’’ardente/ lancia puntata contro il sole che sorge./ È Priapo che inturgidisce ancora/ l’’invenzione della tua grazia e dei tuoi mostri”.

     

     

  3. La Celestina. Composta da 66 stampe selezionate per un’edizione de La Celestina di Fernando de Rojas (la Tragicommedia di Calisto e Melibea, un’opera della produzione letteraria castigliana). La Celestina è la mezzana della gioventù di Pablo, la vecchia che organizzava incontri, matrimoni e il resto. La regina delle comari. Eccola in un bordello in cui presenta la coppia a una donna nuda maestosamente seduta su una soffice poltrona.

    Celestine's pupil

    Celestine’s pupil

    Tra queste stampe vi sono anche ampi riferimenti alla vita quotidiana e a quel che l’artista poteva vedere alla televisione francese.
    Per esempio, la grande manifestazione studentesca, al Quartiere latino del 19 aprile ’’68, che ispira a Picasso una caricatura del generale De Gaulle, con una corazza simile a quella del Filippo IV di Velázquez, con i pantaloni abbassati e il sesso inanimato. Dinnanzi a lui una donna moderna, la “Marianna”, morbida, passiva, grassa e in pantofole. È cancellata ma visibile e accanto appare quella nuova generazione che il pittore non comprende: una ragazza magrissima e scalza che come unico capo d’abbigliamento indossa un cappello di paglia sulla lunghissima chioma. De Gaulle non capisce niente – sembra affermare Picasso – è vecchio, non ha più alcun pubblico; mentre lui conserva il proprio seguito, anche se disapprova questa nuova generazione, che non sa più che cosa è il sesso.

    Caricatura di De Gaulle

    Caricatura di De Gaulle

     

  4. Il pittore e le sue modelle. 106 stampe dedicate alla stretta relazione del pittore con le sue modelle, spesso costruita su un forte erotismo, come nel rapporto fra Raffaello e la Fornarina. Rimandano a Degas, Poussin e Ingres, ma con maggiore ironia e malizia e nella parte di voyeur, a cui seguono i moschettieri e le donne rembrandtiane. Ad esempio descrive episodi tratti dai “Tre moschettieri” di Dumas e per dirla in due parole, la sua tecnica è magistrale, viva, rapida, mozza il fiato. Utilizza tutto: zucchero (producendo in morsura goccioline e personaggi da sogno), vernice diluita con acquaragia, polvere di smeriglio, carta vetrata. I personaggi e le scene, sono briosi, grotteschi e divertenti. Ciascun dettaglio è comico per chi si prenda il tempo di guardare davvero.

    Poi gli amori di Raffaello e della sua bellissima modella, la Fornarina. Una visione consigliata ad un pubblico adulto! Michelangelo, sempre nascosto sotto il letto, e papa Leone X, che dapprima sbircia da dietro una tenda, poi si accomoda in poltrona per ammirare lo spettacolo e, in un paio di casi, si siede addirittura su un orinale o si mette a fumare l’oppio e sogna un’eterogenea e piuttosto frivola Santissima Trinità.

    303 Pablo Picasso, Raffaello e la Fornarina. VIII

    303 Pablo Picasso, Raffaello e la Fornarina. VIII

     

 

Picasso realizza la Suite 347 lavorando in stretta collaborazione con il suo fedelissimo stampatore Aldo Crommelynck, che aveva abbandonato Parigi proprio per seguire Picasso nel sud della Francia, affittando un’ex panetteria per installarvi i suoi torchi. Il fedelissimo stampatore aveva allestito un piccolo atelier e faceva avanti e indietro tre o quattro volte al giorno con le lastre e, sempre disponibile, un assistente senza prezzo per Picasso. Aldo non aveva orari, giovane, determinato, instancabile, professionale, efficiente, perspicace, ma soprattutto era a totale disposizione dell’artista, giacché Picasso sul lavoro era una specie di tiranno.

Ci sono molti enigmi nelle 347 incisioni e senza dubbio, data la loro stranezza, continueranno a rimanere tali a lungo, forse per sempre.

La serie 347 fa parte della collezione dei seguenti musei e istituzioni:

  • Picasso Museum in Barcelona, Spain
  • National Library of Paris, France
  • Picasso Museum in Paris, France
  • Art Institute of Chicago
  • Peter Ludwig de Colonia Museum
  • Art Museum of Israel, Jerusalem
  • The Gottfried Keller Stiftung of Switzerland
  • Park West Galleria

Letture consigliate: “Picasso the Engraver ” di Brigitte Baer e “Sonetti Lussuriosi” di Pietro Aretino