Oggi il primo volume di una nuova serie di fumetti, “Pepper et Carrot”, fa la sua comparsa in casa Glénat e segna un momento interessante. Mostra come la cultura libera e il settore della cultura dominante possono entrare in sinergia con vantaggi reciproci.
Ecco come Glénat presenta questo nuovo titolo nel suo catalogo:

“Nel meraviglioso mondo di Hereva la giovane Pepper (peperone) vive con il suo gatto Carrot (carota) in una piccola casa nel cuore della foresta di Bout-a-Cureuil (Dopo uno scoiattolo). La loro specialità: fare pozioni magiche! Un’attività rischiosa perché a casa, preparati, incantesimi e invocazioni tendono rapidamente a degenerare… Condividi la giornata ricca di eventi con la moderna Melusina in una serie di racconti, nel cuore di un divertente e stravagante fantastico universo di pozioni, creature, magia… ma soprattutto umorismo!

Con Pepper et Carrot, David Revoy ha sviluppato originariamente un webcomic libero, gratuito e open-source, finanziato dai suoi lettori. Con Glénat, questo progetto originale compare per la prima volta in un volume, l’avvio di una serie di album al prezzo molto interessante: 80 pagine di fumetti per meno di 10 euro!”

Sono più di 2 anni da quando “Pepper et Carrot” è nato.
Webcomic pubblicato a puntate su un sito web, l’autore francese David Revoy si propone di uscire dai sentieri già battuti e scuotere le regole di editoria tradizionale. E ha ottenuto un certo successo.

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Un database Open Source in sintonia con il pubblico.

Gli episodi  sono accessibili gratuitamente sul sito e sono stati posti fin dall’inizio sotto la licenza Creative Commons BY (attribuzione). Tutte le forme di riutilizzo (compreso quello commerciale) sono concesse a patto di citare il nome dell’autore.
Inoltre, non contento, David Revoy ne incoraggia la condivisione, mettendo a disposizione tutte le fonti utilizzate per il fumetto (tavole, schizzi, ambientazioni, script, ecc).

L’autore promuove anche adattamenti e trasformazioni del suo lavoro e il pubblico è felice perché le rivisitazioni sono già numerose.

Pepper & Carrot è stato rivisitato in cartoni animati, videogiochi, puzzle, fanart, album stampati e persino personaggi da realizzare all’uncinetto! Alcuni di questi progetti si basano sulla libertà di utilizzo commerciale concesso da David Revoy. Ad esempio questo videogioco è stato finanziato da un crowdfunding su Kickstarter, legalmente.

La comunità che si è creata con la libera condivisione della serie ha fatto sì che tante persone contribuissero alla sua diffusione. Il sito di David Revoy è disponibile in 13 lingue, compreso l’ungherese e il coreano. Ma i 18 episodi sino ad ora scritti sono stati tradotti 468 volte in 33 lingue diverse. Sono pochissimi gli autori in grado di raggiungere questi traguardi!

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Un modello economico a “filiera corta”

Per quanto riguarda il modello di business, David Revoy si è affidato a piattaforme di crowdfunding come patreon o Tipeee.
I lettori possono contribuire con donazioni a partire da 1 euro e diventare “protettori” del progetto. L’autore non pubblica più di un episodio al mese, in questo modo riesce a sapere in anticipo quanto guadagnerà con l’uscita del mese successivo.
Se a dicembre 2015 David era costretto a lavorare ininterrottamente, senza concedersi ferie, permessi malattia, o poter pensare a una pensione, oggi guadagna circa 2430 dollari (2170 euro) al mese solo da Patreon.

Entrate mensili come questa non sono certo insignificanti!

Nel settore dei fumetti in molti non possono più fare affidamento sui soli introiti derivati dal diritto d’autore per assicurarsi una sussistenza che li renda in grado di vivere solo della loro arte!

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Il fumetto potrebbe sembrare fiorente in Francia.

In realtà il mondo dei fumetti sta vivendo una vera e propria crisi di sovrapproduzione. In questo articolo di FranceTV questo passaggio descrive bene la situazione:

“Un autore viene pagato con “anticipo dei diritti” che rappresentano l’8-10% del prezzo ante imposte di un albo a fumetti. Nel caso in cui un albo abbia un disegnatore, uno scrittore, un colorista, (e via via n.d.r.) tale percentuale deve essere condivisa. In passato, gli anticipi sono stati versati regolarmente, a seconda dei progressi dell’albo. Ora, di fronte alla nuova massa (oltre 500 nuovi albi al mese), sempre più editori pagano “a pacchetti”, dove viene considerata la reputazione dell’autore. I pacchetti assegnati sono sempre più magri (meno di 5000 euro per giovani blogger-autori) e non tengono conto del tempo necessario a fare un albo che è spesso superiore a un anno e mezzo.

Una volta pubblicato l’albo, l’editore viene pagato sulla su vendita.

E per avanzare i diritti al rimborso, è necessario vendere quasi 15.000 copie. L’autore la tocca tra 0,50 e 1 euro per ogni venduto. Niente che arricchisca…

Risultato: quasi due terzi degli autori ricevono meno del salario minimo, per un lavoro di quindici ore al giorno, sette giorni alla settimana. E quando l’album è pubblicato, si deve fare il giro promozionale  per andarlo ad autografare gratuitamente in tutta la Francia. Aggiungeteci l’aumento dei contributi previdenziali e si capisce il dramma!”

Ci si rende conto che Revoy, pur avendo rinunciato al diritto d’autore, ne esce bene in termini di retribuzione attraverso donazioni pubbliche dirette.
E la pubblicazione di un albo Glénat contribuirà ulteriormente a migliorare la situazione, senza seguire il percorso classico di un contratto editoriale.

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Un nuovo tipo di partnership editoriale

La casa editrice Glénat, uno dei pesi massimi del settore fumetti francese, produrrà un campione di 10.000 copie di una raccolta dei primi undici episodi della serie (vale a dire un album di 80 pagine). Questo è un tiraggio fuori cifra! La media in Francia è più vicina a 3.000 copie per un fumetto di questo tipo.
Immagino che molti giovani autori sognino di farsi notare da un editore come Glénat. Ma non vi è alcun dubbio che la libera condivisione e diffusione su internet abbia aiutato David Revoy a emergere. E ha mostrato al contempo all’editore l’esistenza di un pubblico per le sue storie.

Ciò che è interessante di questo progetto è che l’autore come l’editore hanno pienamente accettato di giocare la carta della licenza gratuita.

Senza firmare un contratto editoriale tradizionale saranno i termini della licenza CC che regoleranno pienamente gli aspetti legali. Ciò significa che Glénat è libera di riprendere i contenuti pubblicati da David Revoy sul suo sito web. Questo senza che ci sia una preventiva autorizzazione o l’obbligo di pagare all’autore una percentuale del prezzo di vendita. Cosa che invece accade col trasferimento dei diritti convenzionali da un autore a un editore.
Ma d’altra parte Glénat lascia che il lavoro rimanga sotto Creative Commons CC-BY, senza richiedere la concessione di esclusività. Ciò significa che i fan continueranno a godere delle libertà garantite dalla licenza e che terze parti commerciali potranno anche riutilizzare i contenuti per pubblicare albi, o per effettuare opere derivate.

Diversi sono invece gli esempi di autori che prima hanno utilizzato la licenza Creative Commons per distribuire online i loro lavori, e poi si sono affidati a editori tradizionali.
Questo è il caso ad esempio del canadese Cory Doctorow. Da anni diffonde in questo modo le versioni digitali dei suoi romanzi, e nel frattempo pubblica la versione cartacea con editori convenzionali, per esempio il francese Gallimard.
Ma Doctorow utilizza per i suoi libri la Creative Commons BY-NC-ND (nessun uso commerciale – nessuna modifica). La distribuzione gratuita di file da parte di privati è concessa, ma la pubblicazione con fini commerciali e le traduzioni sono esclusiva degli editori.

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Così, abbiamo comunque uno schema relativamente convenzionale, in cui l’editore ha con l’autore un contratto di edizione. Una situazione diversa da quella di “Pepper et Carrot”.

Per essere del tutto esatti, Glénat costituisce una piccoloa nicchia di esclusività per l’albo che verrà pubblicato.
Infatti Revoy afferma che l’editore ha fatto un adattamento grafico per la produzione di una copertina originale. Ha modificato i caratteri di scrittura e aggiunto altri elementi ripulire l’identità visiva dell’album. In questo modo la casa editrice ha prodotto un derivato del lavoro di David Revoy.

Questo è ciò che fa la differenza tra la filosofia open source e quella del “gratis” nel senso stretto.

Il margine di manovra lasciato a Glénat in questo caso gli permetterà di opporsi ad un concorrente che riprenda brani dall’albo che ha prodotto. Ma i contenuti originali rimangono sul sito di David Revoy sotto CC-BY e possono essere utilizzati liberamente, anche da altri editori.

In questo caso il comportamento di Glenat resta comunque nell’ottica di base del progetto, pur tutelando in un modo tutto sommato soft il proprio lavoro (ed investimento).

Un modello di edizione equo per tutte le parti

Glénat ha scelto di andare anche oltre. Diventato patron di David Revoy su Patreon, gli riconosce 350 dollari al mese a fronte di un nuovo episodio. Dal punto di vista legale, l’editore sarebbe assolutamente libero di non farlo, ma ha scelto di sostenere finanziariamente l’autore per la sua produzione futura. Un investimento, appunto.
Sicuramente non si tratta solo di filantropia: Glénat probabilmente desidera pubblicare un secondo volume ed ha deciso di “investire” sull’autore cercando di rendergli le cose più facili. Questi 350 dollari pagati per episodio ogni mese sono in realtà molto simili – se non superiori – agli anticipi generalmente praticati nel campo dei fumetti.

Questa sponsorizzazione volontaria va naturalmente aggiunta alle somme versate anche da parte di individui che sostengono David Revoy su patreon o Tipeee. E il pubblico finirà anche per comprare la versione stampata pubblicata da Glénat: l’editore ha scelto di effettuare la vendita ad un prezzo di 9,99 € invece del solito 14,50 € chiesto per i fumetti da 80 pagine. Ha scelto di dedurre il prezzo percentuale dalla vendita normalmente riservato all’autore (e anche di più, rinunciando in tal modo a far crescere il suo margine).

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Si tratta di un atteggiamento etico nei confronti l’autore e del pubblico.

Direi anche che il crowdfunding è particolarmente ben utilizzato nel caso di “Pepper et Carrot”. Spesso, nel settore della cultura, il crowdfunding è purtroppo una vera e propria ‘trappola per idioti” per la mancanza di uso delle licenze libere. Di solito in questo tipo di operazione, il pubblico è invitato a finanziare la creazione, che verrà poi distribuita sotto “copyright: tutti i diritti riservati”. Ma quando il pubblico ha pagato a monte, di fatto annullando gran parte dei rischi finanziari connessi alla creazione, sarebbe giusto gli venissero riconosciuti i diritti di utilizzo derivati, garantiti solo da una licenza libera. È purtroppo raro che questo accada, ma questa è la formula scelta per “Pepper et Carrot”, e il fatto che Glénat possa beneficiare delle libertà offerte dalla licenza permetterà di fornire un valore aggiunto per entrambi: il pubblico e l’autore.

Alla fine, questa collaborazione tra David Revoy e Glénat rischia di dimostrare che è possibile un’interazione fra la libera distribuzione CC e l’investimento industriale di una azienda del settore. Il Self-publishing via Internet è, naturalmente, un grande vantaggio per gli autori indipendenti, ma i canali commerciali restano importanti per raggiungere un vasto pubblico, soprattutto in un settore come il fumetto che in gran parte si appoggia su un pubblico affezionato al cartaceo, nonostante la crescita del digitale.

Conclusione

Questo articolo e questo “prototipo di nuova realtà” potranno servire da ispirazione o da esempio a qualcuno. Perché di solito nella battaglia fra puristi a tutti i costi ed innovatori a tutti i costi, esiste una terza via, che è quella virtuosa. Una terza via che, come in questo caso, unisce i punti di forza delle due realtà per crearne una terza che sia al passo coi tempi, con la tecnologia. Una via che sfrutta le nuove possibilità nel rispetto degli autori, del pubblico e degli investitori.

Questo articolo è stato tradotto dall’originale francese, distribuito online con licenza CC e con questa viene “rigettato in rete”. Alcune parti sono state aggiustate, le conclusioni sono mie. E quindi fortemente opinabili.