Da amante della musica quale sono, come tanti altri, in questa rubrica mi piace invitarvi a conoscere, e magari apprezzare, qualcosa di nuovo. Questa settimana voglio coinvolgere una band di amici, oltre che di musichi. I Voina Hen sono quattro ragazzi che si riuniscono in un garage, si incazzano e creano cose bellissime, urlando a squarciagola la rabbia che è la generosa offerta di una società costruita sulla fuffa.

Ivo, Nicolino, Domenico e Daniele regalano dei live emozionanti come pochi se ne vedono tra gruppi emergenti del panorama italiano. È possibile confondere quanto vi dico per affetto, ma vi garantisco che non è solo questo.

L’album scelto è Noi non siamo infinito: un audiolibro di istruzioni per imparare a danzare sulla distruzione delle proprie illusioni, sulle proprie macerie.

1. La tempesta – Chissà se continuerai a sporcarti la lingua più che le mani
Al contrario di ogni manuale Ikea che si rispetti in cui la prima pagina è dedicata agli strumenti necessari a montare la nuova eccezionale sedia, che si alza e abbassa e che gira come su un mappamondo, in questo caso abbiamo la sedia già fatta, montata con l’illusione che questo oggetto d’innovazione possa migliorare il nostro lavoro o il futuro in generale. 

Siete in questo garage, estraete la sedia dall’involucro di cartone, togliete tutto il cellofan e lasciate esplodere la tempesta di polistirolo, sentitevi liberi di far scoppiare le bolle d’aria dell’involucro, accomodatevi e ascoltatevi in torno.

Le chitarre malinconiche di Nicolino riecheggiano unte della voce di un disincantato e incazzato Ivo, incastonate su un pattern di batteria incalzante rincorso dal basso che arranca.

“Una strana danza della pioggia […] Un rituale per annullare il nero che ci circonda”


2. Calma Apparente Tu la chiami felicità, io Calma Apparente

Una volta spacchettata per bene, prendete la sedia per i braccioli e lanciatela con tutta la rabbia che avete dentro, scaraventatela a terra il più forte che potete fino a distruggerla, almeno un po’.

Qui le grida si fanno più forti, c’è una chiara e decisiva presa di coscienza del fallimento. Ma la distruzione, questa sconfitta non è un qualcosa di negativo. I Voina Hen su questi groove disillusi insegnano che il fallimento non deve farci essere tristi, non deve farci perdere la testa, perché è un’occasione per renderci conto che la felicità non è per forza sinonimo di successo.

“Oggi ho sparato in direzione del sole, ho cercato di colpirlo al cuore e ho scoperto che la distruzione è solo una forma d’amore”


3. Io non piangoMi perdo nei suoi occhi senza nome che cercano padrone

Raccogliete la sedia e riponetela per un momento nella sua posizione “naturale”.

È una cover di Franco Califano, reinterpretata molto bene dal gruppo che l’ha resa propria inglobandola in quell’atmosfera di rabbia e frustrazione che si respira per tutto l’album. Con queste chitarre malinconiche che si evolvono all’interno del brano, così come la voce che parte delicata sugli arpeggi iniziali e poi esplode dopo il primo ritornello.

“Io piango sul tutto il tempo che ci resta e mi ci sento male”


4. Questo posto è una merdaSe non abbiamo niente, non abbiamo più niente da perdere

Adesso prendete a calci la sedia.

Come hanno fatto loro con Acciaio, il nome antico di questo pezzo, prima che Luca Romagnoli, front-man dei Managment del Dolore Post Operatorio, intervenisse arricchendo di volgarità un pezzo che, A MIO STRAPERSONALISSIMO AVVISO, non ne aveva per niente bisogno. Forse è l’unico brano su cui ho da ridire. Chissà, forse perché mi ero affezionata, è stata la mia sveglia per un anno! Ma smettiamo di fare i nostalgici del cazzo, per entrare un po’ nel pezzo, no, non ci riesco, mi dispiace.


5. Ora BastaDel sogno americano che ci ha rovinati

Dopo aver preso a calci la sedia, prendete una tanica di benzina e cospargete il suo contenuto su tutta la sedia.

Questo è uno dei brani che mi piace di più. Qui la presa di coscienza del fallimento si palesa, i ritmi sono più lenti, più estivi, se vogliamo, un tappeto di arpeggi e che fa sì che il testo, scritto a 4 mani con Manuele “Max Stirner” Fusaroli, si appoggi comodo e indisturbato sul pattern di batteria e sul groove dato dal basso, che giocano insieme.

“La calma è la virtù dei morti”


6. Mi Sale il VomitoChiamarsi per dirsi sempre stesse le cose

Adesso che avete ben imbevuto la “sedia”, fatevi un ultimo giro il più veloce che potete, fino alla nausea.

Il feat. con Marti Stone, promettente rapper lancianese, rende ancora più veloce il ritmo di questo pezzo, quasi vorticoso per dare un valido e contestuale appoggio alle parole di Ivo che cadono come meteoriti sul brano e sulle coscienze.

“Pensare di essere diversi, di essere migliori”


7. Noi non siamo InfinitoSenza Futuro Non C’è Destino

Alzatevi dalla sedia imbevuta di benzina e gettate i vostri vestiti sporchi di benzina su di essa, perché potreste non essere ignifughi, sapete: noi non siamo infinito.

Qui si esorta ad ammettere che noi non siamo speciali, ed è una cosa meravigliosa!
Si percepisce tutta la sfiducia nel sistema, la frustrazione nell’aver riposto tempo e speranze in cose che alla fine si sono rivelate essere inutili, accorgersi che i nostri genitori chi hanno spudoratamente mentito.

“Preferire di essere meteore, che non hanno tempo e non hanno nome, Atomi che esplodono in un bagliore”


8. MaledizioneMorire giovani è uno dei rimedi

Prendete un accendino e date finalmente fuoco alla vostra “sedia”.

Anche in questo brano è ospite Marti Stone, ma forse con un rapporto probabilmente meno incisivo che in mi sale il vomito, ma comunque gradito.
Le schitarrate di Maledizione lo rendono un pezzo estivo, forse anche perché la tematica che si affronta nel testo, di questa gioventù sommersa di responsabilità che non meriterebbe:

“Affrontare il futuro, la nostra convinzione, non è un consiglio è una maledizione”


9. Le pietreCi piace sentirci in questo mare di pietre

Una voltra appiccato il vostro falò, ricordatevi che siete in un garage, quindi cercate di spegnerlo dopo del sano comunismo da spiaggia.

Questo è uno dei miei pezzi preferiti, con quella chitarra che sul finale ricorda un po’ i Red Hot, tutto è coeso – basso, voce e batteria – tutto si incastra in modo impeccabile.

“Ci sarà mai una fine, l’unica festa in cui non dovremmo pulire”


10. Finta Di NienteLa speranza l’ultima a morire perché è proprio lei che prima o poi ci uccide

Siete riusciti a spegnere il fuoco? No? Provate Ancora!

A-D-O-R-O questo brano, è stato quello con cui li ho conosciuti. La rabbia scorre a fiumi attraverso la voce sporca e intensa di Ivo, avvolta da linee di chitarra e di basso avvelenati incorniciati da una batteria secca e penetrante.
In questo brano si fa chiaro che i nostri stupidi desideri, le nostre assurde aspettative, che questa nostra sconfitta è una sconfitta trionfale: “infondo ci conviene, nessuno di noi ha mai imparato un mestiere”.
Insomma tutto questo giustifica il nostro lamentarci, le urla del nostro disprezzo per l’alienazione, i nostri errori e i nostri sbalzi d’umore. 

“La crisi è essere sempre vicini al collasso, ma poi non collassare mai”


11. Il funeraleSe avessi detto: finiscila, smettila di scherzare

Il fuoco non si è spento, così adesso vi state arrabattando sulla sedia cercando di sfuggire alle fiamme: Ecco avete imparato a danzare sulle vostre macerie, se magari aveste potuto sbirciare come sarebbe andata a finire, sarebbe finita diversamente?

Con questo pezzo l’album si chiude, un brano molto triste interpretato magistralmente dai Voina Hen.
Non ho null’altro da dire se non: prendete e ascoltatene tutti.

“Ed ora che non ci sei più, ti vedo ovunque”


Noi non siamo infinito - Voina Hen

Noi non siamo infinito – Artwork – Voina Hen

Questo disco, “catturato, mischiato, inscatolato” e masterizzato presso il baricentro di produzioni musicali NATURAL HEADQUARTER di Ferrara, riassumendo, parla dei desideri stupidi, delle assurde aspettative, di come la felicità non derivi per forza dal successo. Che si può essere felici anche se si è furenti di rabbia, che non importa quanto guadagni o che lavoro fai, che le cose importanti sono altre. Questo è un disco che grida e che strepita, un disco che ha il delicato sapore del disgusto. 

Un disco che sorride di un odio viscerale, che non accetta il futuro, che sputa in faccia a chi, dopo anni di caviale, adesso offre solo avanzi.

Quello che rende i Voina Hen degni di nota non è forse la ricerca della tecnica che si ripete impeccabile sui brani, ma l’interpretazionePer questo consiglio vivamente di partecipare a un loro live. Tutto quello che fanno viene reso particolare e accattivante dal modo in cui fanno quello che fanno.

Certo non è l’album migliore del secolo, insomma, per quanto lo apprezzi, ma è sicuramente un ottimo trampolino di lancio. Ad Maiora, ragà!

Per quanto riguarda l’artwork c’è un signore nella foto che è Hugo GernsbackL’immagine risale al 1963 e ritrae l’uomo mentre indossa la sua ultima invenzione: gli occhiali televisione. Si evince tutta la sua eccitazione per aver trovato una nuova speranza umana per un futuro tecnologico e ricco di benessere. La sua prospettiva è quella di un futuro glorioso, senza dolore, senza affanni. È quella di un’umanità intera. In tutto questo i Voina si sentono liberissimi, dopo 50 anni, di mandare allegramente a ‘fanculo questo signore che ai tempi non aveva capito una beata minchia. L’immagine è stata realizzata da Tommaso Giallonardo.

L’illustrazione, che avete visto in copertina, e che ripropongo qui sotto, è il remale che Resli Tale ha realizzato per Noi non siamo infinito.

Remake di Resli Tale per Noi Non Siamo Infinito

Remake di Resli Tale per Noi Non Siamo Infinito