Hey quel logo l’ho già visto! Ma lo ricordavo diverso…

 

Le ipotesi sono due: o avete una pessima memoria, o molto probabilmente state guardando un’identità metamorfica.

Il brand design, come molte altre cose, sta cambiando, si sta adattando all’epoca in cui viviamo.
Fattori come la massiccia introduzione del digitale e l’aumento esponenziale dell’esposizione a cui un utente medio è sottoposto, hanno messo in discussione parte dei principi storici che regolano il brand design, cambiando di fatto l’approccio ai progetti.

Il logo è un segno fisso e ben definito, codificato insieme a colori e caratteri istituzionali. Questi fattori, per mantenere la riconoscibilità, non devono mai essere stravolti. Siamo sicuri?

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Con le identità metamorfiche le cose cambiano. Il marchio non è più un segno ma un sistema fatto di regole, schemi e variabili che, combinati fra di loro, danno vita a molteplici segni diversi riconducibili l’uno all’atro.

Sì, tutto molto bello, ma in pratica come funzionano questi sistemi?

Per spiegarlo, meglio evitare di perderci in tecnicismi e passare ad esempi pratici.


Google

L’esempio per eccellenza, non ha bisogno di presentazioni, è Google con i suoi Doodle. Rappresentazioni illustrate del logo istituzionale della “grande G” create per celebrare una festività o un evento nazionale/internazionale.
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Se volete approfondire il mondo dei Doodle di Google cliccate qui


City Of Melbourne

I brand metamorfici, negli ultimi anni, si sono dimostrati molto adatti ai progetti di identità cittadina.

Un esempio internazionale è City Of Melbourne, un progetto dello studio Landor Associates.
L’intervento è teso a sostituire le identità visive presenti in città, con un sistema che le riesca a rappresentare tutte.

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Il marchio è costituito da un elemento fisso, una M contenitore, ed un elemento variabile, il suo contenuto.
La città come contenitore di tutti gli aspetti e le attività che la caratterizzano e la rendono una delle metropoli austaliane più importanti.

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Se volete saperne di più cliccate qui


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Altro esempio tutto italiano è l’identità visiva di Bologna, un progetto di Matteo Bartoli e Michele Pastore.
È Bologna può essere considerato il primo logo partecipativo di una città.
Tutto nasce con l’intento di tradurre visivamente i vari aspetti di Bologna, utilizzando un alfabeto di segni geometrici rubati alla città e liberamente reinterpretati, con il quale è possibile “scrivere” qualsiasi cosa.

https://www.youtube.com/watch?v=g0pQm0PMvQU?rel=0&controls=0&showinfo=0
A questo indirizzo potete divertirvi a dare il vostro contributo: www.ebologna.it


T-Platforms

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Altro progetto molto interessante è stato realizzato per T-Platforms, azienda produttrice di super computer.
I designer hanno deciso di rappresentare una caratteristica fondamentale del prodotto che l’azienda offre. La modularità.
Gli elementi che compongono il sistema sono una griglia a forma di T e 4 moduli geometrici. L’interazione fra questi, dà vita a più di 10.000.000.000.000 di combinazioni, tante quante sono le operazioni che i supercomputer riescono a gestire al secondo.

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[vimeo 33027424 w=800 h=440]


MIT Media Lab

Non ha gli stessi numeri di T-Platforms, ma anche l’identità visiva del MIT Media Lab conta un altissimo numero di varianti diverse del logo. Ben 45.000.

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Progettato in collaborazione con E Roon Kang, il logo è ispirato alle qualità della community che rappresenta. Persone con una spiccata creatività e con diversi background, si incontrano, ispirandosi a vicenda e collaborando allo sviluppo di una nuova visione del futuro. (Mi ricorda qualcosa)

[vimeo 33199548 w=500 h=375]


Maru Archi-Technology

L’ultimo progetto che vi propongo è stato realizzato da Ogilvy & Mather per lo studio di architettura Maru.

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L’intento è di trasmettere la precisione e la versatilità dei progetti realizzati dal committente. Il logo è formato da un esagono diviso in 5 linee parallele ed equidistanti, sulle quali scorrono linee più spesse. I bordi sono arrotondati per creare un impatto più piacevole, proprio come gli spazi abitativi realizzati da Maru.

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Con lo stesso sistema è stato possibile declinare un alfabeto latino completo di lettere e numeri.

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Fermi tutti.
So che siete pronti a realizzare la vostra prima identità metamorfica, ma tornate con i piedi in terra e non fatevi prendere dall’entusiasmo! I design in questo articolo appaiono molto affascinanti, ma solo perché i progetti sono adatti all’uso di un logo di questo tipo. Siete sicuri che il vostro ne abbisogni?

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