Siamo negli anni ’70 e Larry Flynt gestisce un night club che non riscuote un grande successo, per cui decide di pubblicizzarlo stampando e distribuendo una rivista, così nasce Hustler.
A causa dei suoi articoli scandalistici e delle sue provocazioni si attira ben presto l’antipatia di gruppi di repubblicani e cattolici che intentano numerose cause per distruggere l’impero che ha creato.

Uccidere è reato, pubblicare una fotografia di persone nell’intento di uccidere non è reato.
Fare sesso non è reato, pubblicare una fotografia di persone nell’intento di fare sesso è reato.

Questa è la difesa di Larry Flynt e fa pensare immediatamente ad una domanda: fino a dove si può spingere la libertà d’espressione? Ma soprattutto: quanto la censura viene sfruttata dai pubblicitari?

Flynt è sicuramente un personaggio sopra le righe e fa molto discutere il suo comportamento fuori e dentro l’aula di tribunale e per questo verrà incarcerato, ma la prigionia gioca a suo favore facendo incrementare notevolmente le vendite della rivista.

Oltre a Hustler ci cono molte altre aziende che della censura ne hanno fatto un marchio di fabbrica e forse una delle maggiori esponenti è Sisley che, per le innumerevoli campagne pubblicitarie curate dal fotografo Terry Richardson, utilizza proprio la banda nera del logo per coprire le sue immagini, ma anche il nostrano Oliviero Toscani nei suoi scatti si pone spesso al limite per poter creare scalpore.
E come non citare la storica campagna pubblicitaria anni novanta che vede Marina Ripa di Meana posare nuda sfidando la censura per promuovere l’IFAW (International Found for Animal Welfare) con il celebre slogan “L’unica pelliccia che non mi vergogno di indossare.”

Da sinistra a destra Terry Richardson per Sisley, Terry Richardson per Sisley, Oliviero Toscani per Benetton, Marina Ripa di Meana per IFAW

Da sinistra a destra
Terry Richardson per Sisley, Terry Richardson per Sisley, Oliviero Toscani per Benetton, Marina Ripa di Meana per IFAW

L’organo competente a determinare se e in che modo una pubblicità sia censurabile è lo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) di cui riporto l’Art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona: La comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose. Essa deve rispettare la dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione, compresa quella di genere.

Annuncio sito IAP

Quando la pubblicità sbaglia, voi potete fare la cosa giusta

 

Altri casi di pubblicità  censurate o che sfidano la censura:

Silvian Heach

Silvian Heach

 

Dodder Italian effects

Dodder Italian effects

 

Campagna di Oliviero Toscani per Nolita

Campagna di Oliviero Toscani per Nolita

 

Monava trasposrti internazionali

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Manix gel

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Playboy 31° anno

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Ikea Family Day

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