Com’è stata la vostra settimana? La mia abbastanza (eufemismo) stressante, indi(e) per cui vi propongo un album rilassante al punto giusto.
Bene, ora prendete qualcosa da bere e sdraiatevi se possibile, raggiungete una spiaggia e accompagnate l’ascolto di questo disco con le onde che si accartocciano a riva.

Josè Gonzalez

Josè Gonzalez

L’album che ho scelto oggi è il secondo, da solista, del cantautore svedese Josè Gonzalez, pubblicato nel 2007 da Peacefrog Records nel Regno Unito e dall’Imperial Recordings in Svezia: In Our Nature.
È un quadro fiammingo, olio indie-folk su tela. I colori nel legante oleoso si lasciano sfumare uno nell’altro facilmente, rendendo possibile il procedere per successive velature, cioè per strati di colore più o meno trasparenti e trasportanti, che rendono di fatti l’opera brillante, penetrante. Questo permette a Josè “Van Eyck” Gonzalez di arricchire la tavola con dettagli minuziosi come battimani, cori e sintetizzatori ad una base di chitarra classica dal ritmo terzinato e a delle delicate e calde linee vocali.

Le caratteristiche principali dell’arte fiamminga di Gonzalez che emergono da quest’opera sono:
La visione particolareggiata della realtà
La spazialità unificata tramite la voce
• Ritratti con posa in terzine

I testi dell’album, infatti, affrontano la condizione umana, o la natura della stessa, a cui il titolo si riferisce dando sfogo alla sua visione della realtà.

Ma scopriamo meglio i dettagli di questo dipinto:


How Low – Just feeding a monster 

Come ogni artista che si rispetti da un certo valore a chi c’è stato prima di lui, già dalla prima pennellata, l’impressione di già sentito è immediata, intensa e stranamente sfocata: la voce di Gonzalez illumina la tela e contemporaneamente nella memoria una schiera di impolverati canoni dal passato prossimo e da quello remoto fanno capolino. Di lui si è detto che possa essere l’erede del cantautore folk britannico tanto compianto Nick Drake.

Il testo è pennellato delicatamente sulla texture della tela, la permea in modo profondo con la frustrazione di un uomo che non capisce se stesso, la propria natura. E mentre ogni setola del pennello grida: “Quanto in basso siete disposti a scendere per raggiungere l’apice del vostro egoismo, assorbiti dalla freneticità di questo mondo?  Non fate che alimentare il mostro. Invasione dopo invasione, sarà guerra. Quando sarete con la merda fino alle ginocchia, allora, dove vi sposterete? Questa sarà la guerra che causerete”, il finger-pick ci culla come una madre che racconta la favola della buonanotte al suo bimbo.

Where to || Will you relocate || Now that it’s war


Down The LineMaking the same mistake twice.

Si torna a parlare di errori e di egoismo in questa seconda passata, con un accezione diversa, meno inquisitoria, quasi come fosse una richiesta, un consiglio.

Le sue mani continuano a pizzicare le corde in modo estremamente evocativo, la sua voce invita a non lasciarci divorare dall’oscurità.

Don’t let the darkness eat you up.


Killing For LoveWhat’s the point with a love | Makes you hate and kill for

I ritmi si animano, la pennellata acquisisce una piega decisa e nascondendo le vere intenzioni dell’artista. Qui c’è un collegamento ipertestuale che desta Catullo dal suo eterno sonno.

Odi et amo. || Quare id faciam, fortasse requiris. || Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

(trad: Odio e amo. Per quale motivo io lo faccia, forse ti chiederai. Non lo so, ma sento che accade, e mi tormento.)

Come Catullo con la sua Lesbia, Josè disegna una storia tormentata di un amore passionale, che ti fa amare, odiare, uccidere o voler essere ucciso.

You’ve got a heart on fire || Bursting with desire ||You’ve got a heart filled with passion || Will you let it burn for hate or compassion


In Our Nature Ignore the alarm

C’è un cambio di pennello, per la stesura di questo brano, il ritmo tribale è, se vogliamo, un ricondurci alla nostra natura primordiale, quando il mondo non girava così veloce e ignoravamo le sveglie, le delusioni quando non eravamo così sulla difensiva. Prima che la frenesia delle cose scombinasse la nostra natura fino a che questa non mutasse in qualcosa di macchinoso ed eccessivamente razionale. Pennellate istintive su suoni semplici, un ipnotico mantra.

Put down your gun || Ignore the alarm || Open up your heart || Let down your guard


Teardrop Feathers on my breath

Josè ritrae questo brano dei Massive Attack, intrerpretato originariamente dalla splendida Elizabeth Fraser, per come lo vede lui con il suoi occhi. Una cover magistrale, che si amalgama bene nel contesto dell’opera, un altro richiamo allo spirito assopito che risiede dentro di noi, che abbiamo dimenticato nell’abisso del nostro egoismo.

Gentle impulsion || Shakes me makes me lighter


Josè Gonzalez - live

Josè Gonzalez – live


AbramsOh, Go To sleep

Questo è un altro di quei brani in cui Josè pennella tradendo le sue intenzioni: la vernice ammonisce Abramo per la sua pretesa di cibare gli uomini con dei miti e di aspettarsi che questi si sazino mostrandogli poi la loro obbedienza. Non è difficile capire a cosa alluda questo brano, anche per lui la Religione è l’oppio dei Popoli? Quest’album pullula di citazioni, più o meno palesi, attestato della brillantezza dell’artista.

Not much of what you say makes any sense


Time To Send Someone AwayFeel that summer rain || it’s in your face again

Tornano la pressione tribale e un flusso cadenzato sul pennello, per un brano di cui il significato è un po’ criptico.  Anche se è molto probabile che si riferisca a chi viene strappato e portato via, in guerra: Sad how you’ve been all lead astray. Ma lui è contrario, quindi “Not me, I’m not in”.

Sad how you’ve been all lead astray || They lead you to their maze ||when no ones asked them to.


The Nest  Darkness fell, wiped a once joyous tone

Il quadro è quasi completato e il tema dell’egoismo torna ad essere affrontato, con una pennellata più delicata, dolce. Come uccellini, ci rinchiudiamo spaventati da tutto, raccogliamo i ramoscelli secchi per crearci i nostri nidi sicuri per ritirarci e sparire nell’oscurità.

On alert for any lingering threat || Building frantically without rest || Walls grew dense and blocked out the sun || Caving in everyone


FoldBuilding new rulers but still haven’t burnt any old

È tempo di sistemare gli ultimi dettagli per defnire i contorni di questo semi auto-ritratto in cui si scorge un Josè che si mette ironicamente nei panni di Dio e osserva l’umanità dall’alto dei cieli. Dio, Gonzalez, cerca di scoprire l’umanità, facendo tutto quello che può e osservando quello che può su di loro. Mentre la società umana ed è i suoi leader sono cambiati, i difetti sono gli stessi di sempre. Prega gli umani di non deluderlo ancora. Egli vorrebbe scendere giù tra di loro e per loro per cambiarli e cercare di migliorarli, anche se non è sicuro di ciò che ci sia di sbagliato in loro. Sta chiedendo a qualcuno che lo fermi, perché potrebbe dover ricorrere a ciò che ha già commesso in passato, (il diluvio di Noè).

I promise one day I’ll be coming around || From my cloud to see what it’s all about


Cycling trivialities When it all comes down

Gli ultimi otto minuti dell’album servono all’artista per fermarsi a contemplare la sua opera e per lasciare che la vernice si asciughi. In questo brano, Josè è stanco, è deluso, da se stesso e dall’umanità intera. Guardando nel suo ritratto, riesce soltanto a vedere che tutta la vita è fondamentalmente senza senso e banale, che il nostro egoismo, la nostra smania di potere e successo ci annichilisce facendoci perdere il meglio di noi, cancellando ogni traccia della nostra vera natura, riducendosi solo ad un banale giro in bicicletta. Tutto ciò che siamo è parte di un ciclo che va avanti lo stesso, anche senza di noi. Noi siamo dei banali ciclisti di cyclette, stiamo fermi con l’illusione di poter arrivar lontano. Tutte queste cose nella nostra vita che vediamo come importanti, i nostri sogni, le ambizioni, la bellezza, l’umorismo, auto-crescita, si riduce a cicli di acqua, carbonio, azoto, zolfo e fosforo.  Il finger-pick finale che procede da solo come una bicicletta in discesa, stordisce, tocca nel profondo, lascia con l’amaro in bocca e la consapevolezza che non siamo per sempre.

Too blind to know your best || All the lights seem to flash and pass you by


Le illustrazioni qui sopra rappresentano un mix tra la natura e l’umanità, sia nel retro che nel fronte ci sono dei rami che sono collegati che ricordano vene e capillari.


Josè "Van Eyck" Gonzalez - In Our Nature - Resli Tale cover

Josè “Van Eyck” Gonzalez – In Our Nature – Resli Tale cover

L’immagine di copertina riproposta qui sopra è il capolavoro (anche se non di olio su tela) della nostra fedele Resli Tale, che come al solito non manca un colpo.

Enjoy.