Belle o brutte che siano, a volte grandi scrittori creano opere di scarso successo che finiscono nel dimenticatoio dei fumetti. Raramente però queste tornano dal regno dei morti per diventare dei cult: è il caso di American Jesus, di Mark Millar e Peter Gross, pubblicato per la prima volta nel 2004.

American Jesus, 2016, Panini Comics

In realtà il titolo del volume è Il Prescelto (Chosen in originale), il primo capitolo di una trilogia. Dato che ad oggi non sono stati pubblicati seguiti, complice sicuramente lo scarso entusiasmo suscitato finora, il volume ha preso il nome dell’intera saga.

Il problema forse sta nello stile dissacrante e anticonformista caratteristico di Millar, che in campo supereroistico ha fatto scuola.

Questa volta ha toccato un tema molto personale come la religione, ma non tutti sono pronti (né credo lo saranno mai) a vedere il proprio Dio in versione ultimate, soprattutto oltreoceano. Anche se ha scritto un capolavoro.

La critica di settore è stata discordante.
Definito tanto geniale quanto banale, elogiato e denigrato, a mio avviso merita davvero un posto nell’Olimpo americano dei fumetti.

Come il titolo anticipa, la storia è ambientata negli States, in un villaggio non meglio definito.
Qui il dodicenne Jodie Christenson (figlio-di-Cristo), uscito misteriosamente illeso da un mortale incidente automobilistico, scopre di possedere dei poteri.

Ben presto ci viene rivelato che non è un mutante o un alieno, come la tradizione dei comics ci insegna, ma niente meno che la reincarnazione di Gesù Cristo! Può fare vari miracoli, come moltiplicare il cibo, trasformare l’acqua in vino e addirittura ridare vita ai morti. Tutti abbastanza classici, ma qualche differenza con il Nuovo Testamento c’è…

In maniera brillante, tra molteplici citazioni bibliche aggiornate (a tratti quasi grottesche) e inaspettati colpi di scena, senza mai cadere nel blasfemo e soprattutto senza mai fare la morale, Millar ci mostra cosa potrebbe accadere se il figlio di Dio nascesse oggi in una comune famiglia americana.

Pagina tratta dall’edizione americana, Dark Horse

Alla faccia di chi dice che Millar non sa scrivere dei buoni finali, quello di questo volume vi lascerà a bocca aperta!

Ma perché parlarne oggi, una dozzina di anni dopo la sua pubblicazione?

Come già detto, purtroppo in patria questa storia non venne accolta con la gloria che meritava. Indubbiamente il tema trattato ne è stata la causa principale. Ma qualcosa è cambiato.
La Waypoint Entertainment ha da poco annunciato di aver acquistato i diritti per la trasposizione cinematografica della graphic novel e Millar, sulla scia del redivivo successo, ha dichiarato che presto darà alla luce il secondo capitolo.
Dall’America arrivano belle e inaspettate notizie quindi!

In Italia reperire il volume pubblicato nel 2009 dalla Edizioni BD non è facile. La Panini Comics ne ha quindi acquisito i diritti, cogliendo al volo la notizia della Waypoint, e ha da pochissimo pubblicato una bella edizione cartonata. Anzi, per l’occasione ha proprio realizzato una collana dedicata all’autore, la Millarworld Collection. Purtroppo il prezzo è di € 10 per 80 pagine, non esattamente economico, ma è il pegno per un’edizione di lusso.

Ciò non toglie che è un fumetto da leggere assolutamente, che siate credenti o meno.
È un miracolo che possiate trovarla in fumetteria, perché una seconda possibilità quest’opera l’ha avuta, per nostra fortuna: approfittatene!