Vogliamo i colonnelli è una piccola perla, l’ennesima di Mario Monicelli, che in un momento storico in cui ancora una volta in Italia si invoca l’uomo forte al comando (storico feticismo nazionale, soprattutto adesso che ilpresidentedelconsigliononèstatovotato), non può non apparire attuale.

 

 

È uscito nel 1973, in un momento storico difficilissimo e sanguinoso, in Italia e nel mondo.
Gli Stati Uniti combattevano la loro personale battaglia contro lo spettro del comunismo, fiancheggiando colpi di Stato sanguinosi e finanziando corpi paramilitari più o meno ovunque.
In Grecia, da qualche anno, proprio i colonnelli avevano preso il potere.
In Italia si sparava, si piazzava bombe, si scopriva d’aver scansato un golpe misterioso, forse da operetta, forse no.

vogliamo i colonnelli

L’onorevole Tritoni durante un comizio

Nell’Italia tratteggiata da Monicelli, invece, un attentato orchestrato ad arte dalla destra eversiva fa crollare la Madonnina del Duomo di Milano sulla piazza, sui partiti di sinistra, sull’opinione pubblica.

La mente di ciò altri non è che Giuseppe Tritoni (Dio, Ugo Tognazzi, quanto manchi). Estroverso onorevole, dopo il boato, rompe con il suo partito e sceglie un manipolo di patrioti per portare a termine un piano ambizioso: “rovesciare il regime della vergona, regime che aveva abbassato l’Italia già libera signora tra libere genti al rango di serva e schiava del comunismo internazionale” (tratto dal verbale del Colonnello Ribaud, del Convegno del 14 giugno).
Tra una scappatella amorosa e un tentativo di raddrizzare il figlio che mal figura nei campi d’addestramento, l’astuto piano dello stiantatope Tritoni e dei suoi degni camerati prende corpo, con l’astuto nome di Volpe Nera. Ci sono colonnelli e nobildonne conturbanti, giovani entusiasti e industriali facoltosi, persino un monsignore (impersonato da Duilio del Prete, il primo Necchi di Amici miei) e un ufficiale greco, il Colonnello Andreas Automatikos, giunto a portare il cameratesco augurio.

vogliamo i colonnelli -giornali-

L’Italia terrorizzata dal vile attentato

Come da programma, il piano prende corpo: il crescendo è tutto da godersi (e fatelo, se non sapete di cosa parliamo).

Contemporaneamente, si conferma il primo assunto di questo articolo: Vogliamo i colonnelli è una perla senza tempo, forse uno dei film più sottovalutati di Monicelli, di sicuro uno dei più attuali.

È ricco di richiami storici, di citazioni sottili, è un esempio del linguaggio caro al regista romano, della sua visione dell’Italia, della sua voglia di ridere di tutto ciò di cui si può -e non si può- ridere.

Se siete arrivati fin qui, sapete quale capolavoro abbiamo di fronte. Se non lo sapete, e vi ha spinto solo della sacrosanta curiosità, potete recuperare il film sul tubo, qui.
Vogliatevi bene. Recuperatelo, riguardatelo, imparatelo a memoria e ricordate:

C’è un grande passato nel nostro futuro.

Tanto vi dovevo.

 

PS: Per Mario Monicelli, morto libero, c’è una bellissima canzone di Andrea Appino, degli Zen Circus.