Henri Cartier-Bresson - Matera

Henri Cartier-Bresson – Matera

A Tricarico, un piccolo comune della Basilicata, è custodito un patrimonio di 26 scatti firmati da Henri Cartier-Bresson. L’attento sguardo dell’occhio del secolo si pone su una terra fantastica e ai più sconosciuta, vivida testimonianza della Lucania e dei più importanti anni di cambiamento.
Il fotografo racconta i luoghi in cui l’amico Primo Levi fu esiliato anni prima.

Senza volerne fare un reportage, pone «la propria testa, il proprio occhio e il proprio cuore sullo stesso asse» e penetra nelle profondità dei posti e delle genti che vi abitano.

Dipinge i borghi rurali che dormono su colline erose dal tempo; presepi lunari nelle cui arterie scorrono affollate processioni di tradizioni cristiane e riti pagani. Vi sono donne in abiti tradizionali e asini carichi di legna da ardere. Lo scopo del fotografo è «catturare momenti densi di realtà e tenere insieme delle forme».
Tra il primo e il secondo viaggio, costantemente in compagnia della sua Leica, Henri è testimone degli anni del cambiamento. Sono quelli dello sgombero e della modifica degli antichi Sassi di Matera, in conseguenza della legge De Gasperi del 1948. Sono gli stessi in cui si avverte la necessità di porre mano alla riforma agraria e ai lavori pubblici per lo sviluppo e a sollievo delle popolazioni del Mezzogiorno.

«In Lucania, rimarginate appena le ferite della guerra negli ultimi anni ’40, – commentava Mazzarone a quarant’anni dal primo impatto del fotografo con la realtà regionale – erano esplose spontanee le agitazioni dei contadini, insoddisfatti delle condizioni che avevano trovato immutate al ritorno dai fronti e dai campi di prigionia sparsi nel mondo. Nei primi anni Cinquanta l’assegnazione delle terre sottratte al latifondo aveva contribuito a placare, senza soddisfare, le vecchie e le nuove aspirazioni popolari, e i contadini, pur consci delle dure condizioni che sarebbero state loro imposte, silenziosamente cominciavano a prendere la via della emigrazione alla ricerca di nuove occasioni di lavoro.

La crisi del mondo contadino si annunciava oramai drammatica e irreversibile quando, a registrarne le immagini, testimone puntuale, nel 1951 approdava in Lucania Henri Cartier-Bresson»

Matera, 1951 - Henri Cartier-Bresson

Matera, 1951 – Henri Cartier-Bresson

Tutto ciò si trovava, e in parte ancora oggi è presente, non lontano dal luogo dal quale vi scrivo. Qui il fascino delle terre è imperituro e conduce l’immaginario a ciò che spinse Cartier-Bresson a ritornare in Basilicata nel ‘72, vent’anni dopo il primo viaggio.

Adesso il fotografo ha davanti a sé una realtà economica e sociale radicalmente mutata. La qualità della vita è migliorata anche grazie all’industrializzazione della valle attigua, il Basento.

 

Nonostante la costruzione delle dighe e delle nuove infrastrutture architettoniche, l’introduzione dei primi elettrodomestici, l’avvento dell’aratro e delle automobili, «il decollo era mancato» annota Rocco Mazzarone.

Fu questo medico, poeta e importante meridionalista, ad accompagnare Cartier-Bresson durante le due visite lucane.
Sempre a lui, in un pomeriggio del 1973, confessò che avrebbe fissato solo ciò che il caso gli avrebbe offerto e a cui si sarebbe accostato «con mano di velluto e occhio di falco».
E, infine, fu ancora a Mazzarone che il fotografo fece recapitare nel 1985 le due casse provenienti da Parigi. Vi erano contenuti proprio i 26 scatti ora custoditi nell’archivio fotografico del Centro di Documentazione del comune lucano di Tricarico.