La prima volta che mi sono incontrato/scontrato con il rosso energumeno cornuto conosciuto come Hellboy ero giovane e meno “complicato”.
Ho sempre amato i fumetti ma, sinceramente, a parte un superficiale richiamo dovuto all’attitudine e alle maschere, più che alle storie, non ho mai potuto appassionarmi ai supereroi. Batman , Wolverine & co. erano meravigliosi personaggi, ma in senso estetico. Le storie mi annoiavano molto. Per farvi un esempio: gli X-Men di Claremont per me erano paragonabili a Beautiful.

Poi un giorno mi imbatto in Hellboy: una specie di fumetto fantasy-horror con un diavolo che combatte i demoni. E già lì, per me, aveva vinto Mignola.

Facciamo un passo in un’altra direzione: la mitologia.
Stando alla definizione dell’enciclopedia Treccani la mitologia è: “Il complesso dei miti di un popolo, cioè delle narrazioni fantastiche tradizionali di gesta compiute da figure divine o antenati (esseri mitici), diffuse, almeno in origine, oralmente.”

Mignola, nel suo Hellboy, ma anche in tutte le storie riguardanti i personaggi che completano il suo cosmo (da Lobster Johnson a Abe Sapien, da Witchfinder a Baltimore), pesca a piene mani nel misticismo, nell’occultismo e nella mitologia, partendo (questo nei primi tre numeri soprattutto) dalla pseudo-mitologia nazista. Ma col susseguirsi delle avventura allarga il proprio cerchio di interesse alla mitologia tutta, che si tratti di Baba Yaga o dei folletti irlandesi, dei giganti inglesi, delle streghe, degli esseri sovrannaturali africani, delle pseudo mitologie cosmiche alla Lovecraft.


Mignola prende la mitologia tutta e la ri-racconta, la attualizza, la ri-contestualizza, le da nuovo impeto e linfa. Che è quello, per tornare al focus centrale di questo mio pensiero a voce alta, che deve succedere al mito, e che è successo per secoli.
Prendiamo la leggenda di re Artù (presente anche nel fumetto): la tradizione medioevale narra di un grande re dei Britanni che sconfigge i nemici Sassoni, unifica il proprio paese, fonda l’Ordine dei Cavalieri della Tavola Rotonda e costituisce un governo ideale a Camelot. Per alcuni studiosi, Artù, è un personaggio ispirato a Cu Chulainn, protagonista di poemi epici irlandesi; per altri un dio del pantheon celtico, forse il simbolo della terra stessa (Art = roccia, da cui Earth ), poi trasformato dalla leggenda in un essere umano. C’è invece chi ritiene che sia esistito veramente. È cioè un mito che viene rivisitato ed attualizzato, a seconda del contesto geografico e storico in cui si sposta e delle esigenze del popolo che se ne appropria.

Ed è quello che fa Mignola: prende i miti, li spoglia, li riveste e cerca la propria strada tra antiche profezie e nuovi desideri. Il tutto miscelato a una buona dose di paranormale e occultismo, che dà al tutto un’aura oscura e mistica che aiuta a calarci in questo mondo da fiaba gotica; ma anche caratterizzato da un tratto prepotente e deciso – come se si trattassero di rasoiate sul foglio – e da colori ed ombre netti che rendono i personaggi e gli ambienti quasi palpabili.

Quindi andate e tuffatevi, se non lo avete ancora fatto, in un mondo di miti e leggende che respirano nuova vita e che aspettano solo di essere scoperti.