Nell’era del digitale e della grande distribuzione organizzata, dove la velocità di esecuzione e un prezzo contenuto sono tra le prime richieste, è possibile parlare di artigianato?
La risposta è senza dubbio sì.

L’handmade, termine anglofono che identifica i prodotti fatti a mano, è spesso confuso con la produzione di oggetti realizzati in casa per i mercatini rionali.

In realtà i prodotti in questioni vengono realizzati grazie al processo creativo dell’artigiano e della sua manualità.

Ecco quindi i beni (accessori, capi d’abbigliamento, oggetti di designi, etc.) di maggior valore estetico e miglior fattura.

Sarebbe utile per tutti conoscere e saper distinguere un buon oggetto lavorato a mano e riuscire ad attribuirgli il giusto valore. Comprenderne la fattura e i materiali per districarsi in questo mondo di etichette global, sconti e marchette, è fondamentale per concludere un acquisto durevole nel tempo e originale.

Per cominciare è bene fare un po’ di chiarezza ed abbattere tre dei peggiori luoghi comuni sull’argomento:

2_handmade_artigianato_creatività_made_in_italy

  1. L’artigiano non è solo il calzolaio sotto casa. Siamo, purtroppo, abituati a interpretare e relegare questo ruolo a lavori quasi dismessi, che sembrano non avere più importanza al giorno d’oggi. Maestranze della pelletteria, del ricamo, della sartoria sono molto richieste e apprezzate a livello lavorativo in moltissime aziende italiane ed estere.
    Un prodotto realizzato da mani esperte giustifica l’eventuale prezzo di cartellino maggiorato e assicura dedizione e cura dei dettagli. Tutto ciò che le macchine industriali e automatizzate non possono garantire.
  2. Handmade (ossia “fatto a mano) non può significare basso costo. Eh no, proprio no!
    Passione, creatività, originalità, materiali scelti con tutti i crismi, ore di lavoro… il prezzo proposto è frutto di queste e molte altre variabili. Osservando l’oggetto in questione con attenzione, risulterà impossibile paragonarlo a qualcosa visto ai “grandi magazzini convenienza sottocosto”.
  3. “Marchio famoso” o “Made in Italynon sono sempre sinonimo di costoso o di qualità.
    Bisogna tenere gli occhi aperti: che si tratti di un capo d’abbigliamento o dell’olio extra vergine d’oliva il prezzo non sempre è giustificato. In molti casi, anche quando di fronte a tali diciture, sia di fronte ad articoli prodotti in P.R.C. (solo impacchettati in Italia) ma realizzati fuori dai confini nazionali.

Bisogna saper leggere le etichette e non fidarsi troppo del marchio.

E’ un riassunto breve di un discorso parecchio articolato, ma col tempo e un po’ di curiosità si può diventare dei veri estimatori dell’handmade.

Prossimamente vi condurrò nel favoloso mondo dell’artigianato. Passeremo per le botteghe di paese ai laboratori professionali che lavorano per grandi aziende per scoprire una professione che ancora oggi in Italia può vantare primati di qualità per diverse maestranze.

Stay tuned.