Oggi metteremo da parte le peculiarità delle tecniche calcografiche per dedicarci alla particolare inclinazione di questo mezzo a raccontare storie.
Incidere si può dire molto vicino all’atto di scrivere, ne è una prova il rapporto privilegiato tra incisione e libro.

Vi racconteremo quindi una storia! Vi sembrerà un film, o anche uno straordinario fumetto con un ritmo narrativo apparentemente assurdo tipico dei sogni. Un doppio punto di vista che sembra essere quello dello psicanalista e dello psicanalizzato, o anche un’autoanalisi lucida, ironica, allegorica e splendidamente estetica.

Tanto tanto tempo fa, nel 1878, grazie al pittore e scultore tedesco Max Klinger, nasce il capolavoro “Un Guanto”. Un ciclo di dieci incisioni ad acquaforte e acquatinta, immagini, che non possono essere separate e che non necessariamente devono avere una successione narrativa obbligata. Klinger lascia a chi osserva la più ampia libertà alla fantasia, nell’abbandono del sogno e dell’immaginazione subliminale.

Tutto ha inizio in una pista di pattinaggio, da poco aperta a Berlino, quando una pattinatrice perde, o lascia cadere un guanto (opus 1).

La pattinatrice è una brasiliana, realmente esistita per la quale mezza Berlino perse la testa e che fece invaghire anche Klinger, all’epoca ventiquattrenne. Proprio lui, che non osa avvicinarla, è ritratto mentre raccoglie con un inchino furtivo il guanto che la donna ha lasciato sulla pista. La donna continua ignara a pattinare sinuosamente, mentre il giovane se ne va portando con sè il guanto (opus 2).

 

Da questo momento uomo e guanto si confondono.

Dalla terza tavola il racconto cambia registro abbandonando il realismo delle prime scene. Ombre scure minacciano l’eden ideale nel quale il pittore innamorato si rifugia, lasciandolo in preda alla disperazione. Il guanto diventa simbolo della donna perduta e il giovane da solo, a casa, pone il guanto ai piedi del letto e si abbandona a un pianto a dirotto. La camera perde le pareti, in un paesaggio dove un albero dai fusti esili e delicati esplode di fiori. Lei è lontanissima sullo sfondo: è l’inizio del trasalimento onirico.  Solitudine e disperazione si scatenano nell’estasi d’amore e un acuto senso di desiderio inappagato si proiettano nel sogno (opus 3).

Il guanto cade tra i gorghi di un mare agitato, che minaccia di inghiottirlo per sempre. Il giovane lo salva, sfidando le avversità delle onde a bordo di una barchetta. Il coraggio mancato nella realtà sulla pista di pattinaggio ha il suo riscatto, enfatizzato nella fantasia. Forse è più facile sfidare l’oceano che conquistare una donna che fa tremare le gambe e dalla quale si teme un rifiuto (opus 4)!

Nel sonno il guanto diventa protagonista: affonda, trionfa, è venerato, esposto, rapito. La fantasia galoppa. L’amore può trionfare? Forse, ma non è l’uomo che lo governa. Un amore divinizzato prezioso come una perla, ma cieco (opus 5).

Il mare stesso, ormai calmo e domato, rende omaggio al guanto, portandolo sulla riva tra le onde spumose e appassionate, trasformate in un tripudio di rose (opus 6).

Opus 5 “Trionfo” da Max Klinger - Ein Handschu

Opus 5 “Trionfo” da Max Klinger – Ein Handschu

 

Opus 6 “Omaggio” da Max Klinger - Ein Handschu

Opus 6 “Omaggio” da Max Klinger – Ein Handschu

 

Ma si sa, l’amore è tormento! Il mare prende il sopravvento e inonda la stanza. Il sogno diviene lo scenario del dormiveglia pieno di incubi e insidie. Il guanto si anima minaccioso, evoca sortilegi e brame oscure. La settima tavola è la sfera dell’incubo, una derivazione grottesca e un’aperto omaggio ai mostri di Goya (opus 7).

Ma cosa è questo amore? Un trofeo da appendere? O qualcosa di unico e speciale da difendere?
Maniacale e ossessivo, troppo perfetto per stare tranquilli! E dalla tenda di guanti, infatti, fa capolino uno pterodattilino che ha adocchiato la “preda” con cupidigia (opus 8).

Opus 7 “Paure” da Max Klinger - Ein Handschu

Opus 7 “Paure” da Max Klinger – Ein Handschu

 

Opus 8 “Quiete” da Max Klinger - Ein Handschu

Opus 8 “Quiete” da Max Klinger – Ein Handschu

 

Detto fatto il guanto è già in bocca al mostriciattolo munito di ali che, rapido, lo porta fuori casa. Due braccia disperate tentano di bloccarne la fuga sfondando i vetri di una finestra chiusa. Ma da dove sarà entrato e uscito l’animale?
Sarà che l’amore può prendere il volo in una diversa direzione e non può più farci raggiungere l’amato (opus 9)?

Tutto pare svanire al mattino. Tanto rumore per nulla! Il guanto è lì, ancora lì, a far patire agli uomini le pene d’amore. Un piccolo Eros sbadiglia e, in un istante di tregua, fa riposare la sua faretra accanto al guanto (opus 10).

Opus 9 “Rapimento” da Max Klinger - Ein Handschu

Opus 9 “Rapimento” da Max Klinger – Ein Handschu

 

Opus 10 “Amore” da Max Klinger - Ein Handschu

Opus 10 “Amore” da Max Klinger – Ein Handschu

 

Non sappiamo se la serie è una rassicurante o una disillusa riflessione sul potere di Amore. Klinger era contrario a una interpretazione troppo dettagliata delle proprie opere, il suo intento era piuttosto quello di suscitare sensazioni. Come biasimarlo? Queste dieci incisioni, però,  potrebbero essere state un’inconsapevole terapia: l’artista si era infatuato della bella brasiliana e ha continuato a corteggiarla anche dopo che la giovane aveva sposato un altro!

Molti maestri del xx secolo sono debitori nei confronti dell’opera di Klinger da de Chirico ad Alberto Savinio, a Max Ernst, Dalì e Kubin e molti interpreti del surrealismo. Fritz von Ostini disse:

“Queste son le cose che la gente sogna veramente!”

 

Infine, come sempre, i nostri consigli per gli acquisti!
Viaggi: Museum der bildenden Künste Leipzig

Musica: Francesco De Gregori Un Guanto disegni di Max Klinger

Lettura: “L’interpretazione dei sogni” S. Freud 1900