Alzi la mano chi non ha mai ordinato una pizza a domicilio.

Si faccia avanti chi, preso dallo sconforto di un frigo vuoto o, peggio, contenente solo mezzo limone ormai coperto di muffa, non abbia cercato su Google una pizzeria nei paraggi.

Google-google sì, perché si dà il caso che Sergey Brin, molto prima di creare il motore di ricerca più famoso al mondo, mise in pratica un rudimentale servizio per ordinarla via Internet sfruttando il fax dei ristoranti; fortunatamente per tutti, col sennò di poi, si rivelò un totale fallimento.

Ma torniamo a noi, per preparare una buona pizza bastano pochi, semplici ingredienti: farina, olio extra vergine d’oliva, lievito, un po’ di sale, un pizzico di zucchero e, qualora foste degli astronauti in partenza per una missione NASA, anche una stampante 3D.

La stampante 3D spaziale. Gnam!

La stampante 3D spaziale. Gnam!

Pare infatti che qualche anno fa siano stati stanziati centoventicinquemila dollari per finanziare un prototipo di stampante in grado di realizzare il tipico piatto partenopeo anche all’approssimativa distanza di 140 milioni di chilometri da qui. Bella a vedersi non è, che sia buona non ci giurerei ma sicuro avrebbe il potere di far sentire meno lontani da casa.

QUI il video che mostra l’intero processo.

E rimanendo in tema di galassie lontane e pizze dall’abominevole aspetto, sarebbe un vero sgarbo non ricordare il melbrooksiano e grottesco boss mafioso Pizza Margherita (Pizza the Hut in lingua originale, azzeccatissimo gioco di parole fra Jab… vabbè dai, c’è bisogno che lo spieghi?) e il suo fedele  servitore Vincenzino.

“Altrimenti Pizza ci va in puzza e vi fa a pezzi!”

"Altrimenti Pizza ci va in puzza e vi fa a pezzi!"

Pizza the Hut – Space Balls (Mel Brooks – 1987)

Pensino ora i miei 25 lettori (cit.) in che razza di lettura si siano impelagati!

Forse però, chi si fosse avventurato a leggere fin qui, avrà capito che non si parla propriamente di come prepararla ma di fatti e curiosità ad essa orbitanti. Come il (non più) ragazzino dimenticato a casa di Mamma ho perso l’aereo, Macaulay Culkin che, accantonata la carriera attoriale, dal 2013 suona il kazoo e le scatole della pizza in una comedy-rock band.

Signore e signori, con Take a bite on the wild slice: i Pizza Underground!

l'iconica copertina dei "Pizza Underground"

l’iconica copertina dei “Pizza Underground”

 

E comunque volendo, oltre a suonarle, con le scatole della pizza ci si possono davvero fare un sacco di cose

Ok grazie America, ciao, ci hai fatto sorridere ma ora te lo fa vedere Sofia Loren come si prepara la pizza, con le mani ma soprattutto con stile!

Potrei andare avanti per giorni a parlare delle Tartarughe Ninja, a raccontare tutti gli aneddoti e le stranezze trovate nell’internet, ma il tempo è tiranno e nel momento in cui sto scrivendo è quasi ora di cena. Per cui se ancora non aveste saziato la vostra voglia di pizza, vi invito a partecipare (come la volta precedente) all’apposita board di Pinterest !

Perché la pizza, non è solo il piatto italiano più copiato e esportato nel resto del mondo, la pizza in realtà non è solo una cosa da mangiare, la pizza è molto di più; è un momento di evasione, è una cena tra amici, è l’ancora di salvezza a fine giornata, è quella cosa che quando tutto sembra perduto, suona il citofono.

pizza dealer

uhmmmm piiiizza