“Posso resistere a tutto tranne che alle  ̶p̶a̶t̶a̶t̶i̶n̶e̶ ̶f̶r̶i̶t̶t̶e̶ tentazioni ” diceva Oscar Wild.

Rieccomi qui, dopo i cannoli, la pizza, il sushi e gli gnocchi, oggi è il turno di un piatto che di rado si cucina in casa perché solitamente è figlio di un raptus momentaneo e difficilmente si riesce ad aspettare troppo!

 

Le patatine fritte sono quella cosa che “ne assaggio giusto una” e l’attimo dopo sei con le dita unte nel piatto a raccogliere gli ultimi granelli di sale rimasti.

E non mi riferisco solo al “gusto” del palato, parlo piuttosto di quel sentimento intimo di appagamento che si prova a mangiare con le mani, quella sensazione primordiale che rimanda a mondi lontani anni luce in cui ancora nessun utensile civile per mangiare in modo educato sia stato ancora inventato.

Chi dobbiamo ringraziare o maledire per cotanta frittezza è ancora oggetto di dispute tra belgi e francesi. Nonostante il mondo intero le chiami french fries, i primi ne sostengono la paternità tanto da avergli addirittura dedicato un museo il Frietmuseum a Bruges, il primo (forse anche l’ultimo), uno spazio espositivo e di degustazione di ben tre piani.

frietmuseum

Un’ala espositiva del Frietmuseum

Come accuratamente descritto nella presentazione del museo, la struttura cerca di dare risposte alle domande fondamentali che affliggono l’uomo dall’alba dei tempi:

“Where does the potato come from?”
“Was the fry invented in Belgium?”
“What is the secret of making good fries?”

Di tutt’altra natura ma dallo stesso stuzzicante profumo è la mostra che si è tenuta a Parigi due anni fa, nel 2014 dal nome FRIT, che si pronuncia come le patatine (frites) ma in realtà è un gioco di parole che contiene FR (Francia) e IT (Italia) e includeva  artisti italiani su suolo francese e francesi coinvolti in produzioni con l’Italia.

Di fritto dunque, c’era solo il nome e molto probabilmente un lauto buffet!

Della mostra di poster art alla Slow Galerie organizzata da Squame e Lök Zine, due realtà volte alla promozione di giovani artisti, rimangono purtroppo ben poche tracce in rete e averlo saputo solo adesso mi lascia con l’istinto di mangiarmi… le mani!

 

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Le patatine, le french raccolgono il consenso di tutti, grandi e piccoli nessuno escluso tanto che, negli ultimi tempi sono spuntati centinaia di piccoli fast food specializzati e con la fila perenne fuori dalla porta neanche le regalassero.

Ma c’è una storia che gira – che sia fondata o meno non è dato saperlo – che racconta di una sera, quella del 24 agosto 1853 per l’esattezza a Saratoga Springs (NY), in cui accadde che un cliente rimandò in cucina per ben due volte il suo piatto di patate alla francese lamentandone l’eccessivo spessore, mollezza e insipidità. Quel signore era il magnate dei trasporti ferroviari e marittimi Cornelius Vanderbilt, conosciuto come il Commodoro. Di risposta, George Crum cuoco senza ormai più pazienza prese le patate e le tagliò in striscioline dello spessore di un foglio – impossibile prenderle con una forchetta – le gettò nell’olio bollente e una volta dorate (per non dire bruciate), le salò in abbondanza e le servì personalmente.

Ma al posto degli improperi attesi, arrivarono i complimenti. Nascevano da un errore o meglio da una provocazione le chips, le Saratoga Chips, e la curiosità degli altri commensali che ne ordinarono a loro volta una porzione le fece diventare immediatamente il pezzo forte del menù. 

 

L’errore vero, quello imperdonabile avvenne invece 137 anni dopo, nel 1990.

Si era da poco esaurito il movimento dei “paninari”, la sottocultura giovanile che a differenza della generazione precedente ripudiava qualsiasi forma di impegno sociale e trovava terreno fertile nel modello americano, quello che si rispecchiava negli spot pubblicitari, che si ritrovava nei bar, nei fast food, che il ketchup andava su tutto.

Un’epoca in cui tutto era vissuto con leggerezza tranne il cibo.

Eccolo lo scivolone della Findus che dopo i grandi successi della linea Pat Bon (che porto ancora nel cuore), cercò di seguire l’ultima scia di quell’onda mettendo in commercio le Ketchips:

 

È vero, verissimo il binomio patatine fritte e ketchup è quasi imprescindibile, ha ispirato grafici di tutti i tempi, vignettisti, pubblicitari e versi sprizzanti amore; dal canto mio, visto il nome che porto e per la legge “simile non mangia simile” le preferisco “al naturale”.

Queste e altre ispirazioni, mentre attendete la vostra porzione, le trovate nell’apposita Board di Pinterest!

Alla prossima!

Gif by Chiara Tomati