Si presume che io, all’interno di questo fantastico contenitore che è la Massoneria Creativa (contenitore traboccante di creatività, colori, forme e psicopatie assortite) vi parli di fumetto.
ESATTAMENTE.
Vi propongo opere nuove o datate che, secondo il mio sindacabilissimo avviso, andrebbero lette perché godibili e interessanti. Oggi però vorrei parlare del fumetto in generale. Perché spesso, anche in questi tempi di rivalutazione del medium, viene bollato come mezza segata da bambinoni cresciuti e postadolescenti cronici in cerca di rivalsa e donnine mezzenude.

Advice: questo non è e non vuole affatto essere un trattato, bensì una riflessione ad alta voce.

Lasceremo perdere il fatto che, come ogni mezzo di comunicazione che si rispetti, il fumetto è soggetto a picchi altissimi di contenuto ed espressione, così come a lande desolate di creatività e abissi oscuri di idiozia e cattivo gusto. Ma lo è anche il cinema, il libro, la musica e l’arte più in generale.
D’altronde, essendo specchio della società dove si sviluppa e dell’animo di chi crea (oltre, inevitabilmente alle oscillazioni di mercato), è anche giusto che lo sia.

Ma allora: come mai il fumetto viene sempre trattato un po’ così, come il “bimbo scemo delle colonie”?

the long tomorrow - Moebius

Una tavola dal fumetto The long tomorrow di Moebius.

Credo perché è uno dei generi più giovani, ancora un “bimbo”. Si è sviluppato soprattutto dalla metà del ‘900. Gli altri sono un po’ come i vecchi: ti guardano con l’aria di chi ti dice “sai una sega te della guerra, della fame, dei sacrifici, della libertà”. Quindi non potrebbe ambire a una qualche sorta di emancipazione culturale.

Il fumetto è un fanciullo che cresce e si muove nel mondo che lo circonda. Goffo e sfacciato come chi ancora non ha assorbito tutte le regole sociali, è tutto sommato libero. Ed è questa libertà che, secondo me, gli dà forza e potenziale.

E’ giovane e gli stilemi a cui è legato sono stati già volte sovvertiti e polverizzati, rielaborati, migliorati, resi sempre al passo col tempo in cui si muoveva.

È grazie a questa libertà di movimento che la sua giovane età gli giustifica, che è riuscito a cambiare, o a “infettare” molti degli altri medium creativi.

Cosa sarebbe oggi il cinema di fantascienza senza la decostruzione/ricostruzione aperta da quel genio di Moebius e dal suo “The long tomorrow”? Un’opera che sancisce, di fatto, la nascita del nuovo modo di guardare allo spazio. Quella che, per ammissione dei registi stessi, condizionò l’immaginario di Alien e Guerre Stellari o Blade Runner.
[Sì, ok, per il momento lascio stare anche le implicazioni tecniche che hanno portato gli effetti speciali per star dietro alle visioni disegnate su carta, sempre più performanti e teconologici].

Un’opera che, ancora, ha operato profondi cambiamenti nella letteratura, filtrato dal gusto tutto nipponico da Akira di Otomo, per generare poi il Cyberpunk letterario-cinematografico (con anche lì l’universo di contaminazioni e rimandi che ne è conseguito). Ma sempre lo stesso Moebius è anche il principale “contaminatore” del cinema di animazione di Miyazaki (e via via…).

Roy Lichtenstein

Un quadro fumetto di Roy Lichtenstein

Che dire inoltre di Liechtenstein e della sua pop art “fumettistica” che ha senso solo perché, diciamolo chiaramente, esiste qualcosa di più popolare e trasversale del fumetto?
E i cantautori, i gruppi, non solo nostrani, ma del globo intero, che hanno dedicato ballate e cavalcate ai personaggi delle strisce?

Così come i bimbi che contaminano con il loro modo di vedere il mondo “sotto effetto meraviglia” e senza filtri, infischiandosene delle convenzioni sociali e delle regole adulte, allo stesso modo il bambino-fumetto ha contaminato i più maturi, ma anche meno sognanti, medium con cui è venuto a contatto.

Senza contare il fatto che, sempre in virtù di questa giovane età, è anche il mezzo di comunicazione che meglio sta cercando (e presumibilmente trovando) nuove commistioni con la tecnologia online.

Quindi, che dire? Il fumetto è una cosa da bimbi, certo. Fortunatamente, e speriamo che resti così, pervaso ancora a lungo da questo spirito fanciullesco.

Ok, fine di questa personale riflessione, scusate per il tempo che vi ho forse fatto perdere.
Sono aperto a discuterne e ad ampliare il discorso. Dalla prossima volta torniamo alle recensioni.