Oggi vi propongo una breve intervista a Emila Sirakova, un’artista molto brava, classe ’84, bulgara.

Pitt: Emila, come ti approcci al lavoro?
Emila: Di solito passo interi periodi a disegnare anche 13 o 14 ore di fila su un unico soggetto, per più giorni. A questi si alternano momenti di relativa tranquillità in cui raccolgo idee e spunti che poi lascio sedimentare un po’.

Emilia Sirakova, 100x70, pastelli su strati di carta oleata

Emila Sirakova, 100×70, pastelli su strati di carta oleata

Tra un ciclo di produzione intensa e un altro ho spesso bisogno di qualche giorno in cui svuotarmi da tutto quello che ho affrontato nei lavori precedenti. E poi si ricomincia di nuovo!

Pitt: Sei sempre soddisfatta del risultato finale? E se no, che fai?
Emila: Sicuramente sono soddisfatta dei lavori in maniera diversa. Ci sono quelli che riescono ad esprimere in maniera più precisa quello che ho bisogno di comunicare; altri meno.
Se qualche lavoro non mi convince lo tengo per me, in disparte, e dopo un po’ lo riaffronto per vedere se posso cambiare qualcosa. Data la quantità di tempo che dedico a pensare un lavoro, succede raramente di non avere le idee chiare su come portare un’idea avanti.

Pitt: Da dove prendi l’isprazione?
Emila: Vivendo, respirando e camminando.
Sento emozioni forti e cerco di dare loro una forma attraverso il linguaggio a me più vicino, il disegno. E poi grazie alla musica e al mare!

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Emilia Sirakova, The realm below the surface of water II, 2013, 40x50cm, pastelli e acrilico su carta oleata

Pitt: Guardando al mondo o cerchi interiormente?
Emila: Per me non c’è grande differenza tra il mondo interiore e quello esteriore. Quello che esprimo disegnando è una sorta di metafora di tutto quello che sento stando a contatto con gli altri, con il mio mondo interiore, con la musica, i libri, i viaggi. Gli stimoli esterni mi colpiscono e, dopo averli lavorati dentro, li rielaboro sotto forma di illustrazione.

Ma la scintilla di un’idea può partire da qualunque situazione o riflessione.

Spesso sono i disegni stessi che mi rendono chiaro cos’ho dentro. Per questo motivo i periodi di intenso lavoro mi inducono anche uno stato di fragilità emotiva non indifferente, per cui svuotarsi dopo diventa necessario.

Pitt: Quali sono i tuoi riferimenti artistici e non e come ti influenzano?
Emila: Il Rinascimento italiano e Michelangelo, l’arte e l’estetica giapponese, di cui amo moltissimo il senso di sospensione e di incompleto, quasi un accenno a qualcosa che poi l’osservatore deve concludere autonomamente dentro se stesso.
Poi amo moltissimo alcuni artisti contemporanei come El Mac, Kent Williams e James Jean.

Pitt: Qual è il tuo hobby?
Emila: Vivere e disegnare!

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