Quello che inizio oggi e continuerò con altri articoli è un elenco dei vocaboli più diffusi nel linguaggio digitale, una specie di dizionario di sopravvivenza.
Non è specifico del web design, o del marketing, della grafica o della post produzione, perché presuppongo che un professionista già utilizzi correntemente, e correttamente, i termini del mestiere. Diciamo piuttosto che ho raggruppato parole di uso ormai comune, specie per chi frequenta il mondo della comunicazione visiva e non solo, condendole di curiosità, link a contributi esterni, video e immagini esemplificativi delle voci più ostiche. Il tutto per rendere il dizionario meno noioso e più comprensibile.

Gran parte dei vocaboli si sente nominare con una frequenza sempre maggiore. Non sarebbe infatti strano che un possibile cliente (lead) vi parli del suo target di riferimento prima di commissionarvi un lavoro, o che durante la ricerca di un impiego non vi ritroviate davanti un’offerta per UI designer. E se un vostro amico vi mostrasse l’ultima app in AR che ha scaricato, voi sapreste tenergli testa con una bella case history di VR?

Se vi sembra di non capire più niente non vi preoccupate!
I misteri del linguaggio digitale 3.0 stanno per esservi svelati, tutti!

 

 

A_round

 

Analytics
Si definiscono così tutti quegli strumenti, per lo più software, atti a rilevare dati e a metterli in relazione tra loro per ricavarne resoconti specifici da analizzare.
Nella maggior parte dei siti web, ad esempio, sono installati plugin che registrano il nostro comportamento durante la visualizzazione: quanto tempo trascorriamo sulle pagine, dove e quanti click facciamo, e via dicendo. Grazie agli analytics i gestori dei siti traggono facilmente report puntuali su cosa facciamo e, studiati, sanno cosa inserire per aumentare traffico e, perché no, vendite.

 

Augmented Reality
Conosciuta anche con la sola sigla AR, e in italiano chiamata realtà aumentata, questa tecnologia nasce in ambito militare negli anni ’90 ed è utilizzata per simulare azioni di guerra per la capacità di inserire e far visualizzare in scene reali e in real-time elementi virtuali animati con cui interagire.

La realtà aumentata ha un grosso limite che ne ha bloccato la diffusione su larga scala fino ad ora: gli elementi virtuali non si vedono a occhio nudo ma sul monitor. Che sia quello di un computer, di un tablet o un grande schermo da eventi non fa la differenza.
Come molte tecnologie, anche questa è più facile da capire se vista che non spiegata a parole. Per cui vi mostro due delle case history più belle che siano state realizzate in ambito pubblicitario: la prima è di Pepsi ed è stata utilizzata in un chiosco; la seconda è di Volkswagen, è stata sviluppata per il mobile e abbinata alla carta stampata delle affissioni.

In entrambi i casi la dinamica di realizzazione è la stessa: una telecamera riprende una scena reale (marciapiede nel primo caso e affissione nel secondo) e vi sovrappone gli oggetti animati, precedentemente realizzati.
L’effetto finale è l’apparizione di un elemento che non esiste sotto al nostro naso con cui, nei casi più evoluti, possiamo addirittura interagire. Sorprendente, eh?

 

B_round

 

B2B
L’acronimo B2B sta per business-to-business, termine tecnico che identifica tutti i servizi o i rapporti che si instaurano tra azienda e azienda. Ad esempio un’agenzia creativa che realizza campagne pubblicitarie per grandi brand e non per privati cittadini.

 

B2C
Business-to-consumer, accorciato in B2C, è la dicitura che si utilizza per indicare il rapporto di fornitura servizi che un’azienda offre alle grandi masse. Un esempio è costituito dalle case automobilistiche che producono e vendono la maggior parte delle vetture che circolano sulle strade cittadine.

 

Big data
Sono le grandi quantità di dati raccolti da software specifici (analytics) per condurre analisi approfondite su chi li genera, come, quando e perché.

 

Big idea
È definita così nel linguaggio del marketing o della comunicazione l’idea vincente.

 

Biz
Semplicemente l’abbreviazione di business, affari.

 

Blog
Particolare tipo di sito web, più simile a un diario, nei casi migliori a un magazine o a una testata giornalistica, composto da fotografie, video, post e altri contenuti che non seguono necessariamente una periodicità fissa.
I contenuti si presentano in ordine anti-cronologico, quindi dal più recente al più vecchio, e nella maggior parte dei casi possono essere commentati dai lettori senza registrazione.
Si fa risalire il primo blog al 23 dicembre 1997, quando Jorn Barger, appassionato di caccia, aprì una propria pagina personale per condividere i risultati delle sue ricerche online sull’argomento. Dieci anni dopo Wired ha pubblicato un articolo con i 10 consigli di Jon Barger ai nuovi blogger

 

Brainstorming
Formata dalla parola brain (cervello) e storm (tempesta) è un termine utilizzato per lo più nelle agenzie creative e di comunicazione per identificare la fase di produzione e condivisione di idee tra i creativi del team.
Non tutti concordano sull’utilità del brainstorming, e un articolo di Annamaria Testa ci spiega per bene il perché.

 

Brand awareness
È così definita la capacità di un brand di essere riconoscibile e farsi ricordare dai consumatori, in poche parole di essere riconoscibile.
Interbrand e Millward Brown hanno stilato la lista dei 10 marchi più famosi al mondo per questo 2016 e entrambe concordano sull’assegnare a Apple e Google rispettivamente il primo e il secondo posto. Solo due sono i brand italiani a rientrare nella top 100: Gucci al 50° posto e Prada al 69°.

Brand reputation
La reputazione di un marchio, ossia il modo in cui è percepito dai consumatori, è forse il parametro di valutazione più importante. Il giudizio positivo di un cliente su un prodotto influenza positivamente gli altri possibili acquirenti e li convince a replicare la scelta. E all’aumentare dei clienti corrisponde l’incremento delle vendite.
Grazie a Internet e ai social network è facile conoscere le opinioni dei consumatori che si esprimono, oltre che sul prodotto, anche sulla qualità del servizio: cortesia del customer care (servizio clienti), velocità di risposta, risoluzione dei problemi sono solo alcuni degli altri criteri che contribuiscono a rendere un’azienda affidabile.

 

Buzz marketing
Spesso chiamato solo buzz, ronzio, è una recente strategia di marketing, nata con i social network, volta a incrementare velocemente e in numero sempre maggiore le conversazioni di utenti e consumatori riguardo un prodotto o un brand. Il passaparola è il mezzo con cui una notizia, o anche un’opinione, si diffonde.
I marchi che godono già di un’ottima fama non hanno bisogno di ricorrere a strategie simili perché, il più delle volte, hanno già un folto numero di follower che parla di loro.

 


Nel prossimo articolo riporterò i vocaboli che iniziano con la lettera C.
Intanto se volete che ne integri altri, il cui nome comincia con la A o la B, sono ben contenta di esaudire la vostra curiosità.