Dico seriamente. Dio è orribile. Almeno a vedere come tratta sua moglie e la figlia Ea. O, perlomeno, così ce lo racconta magistralmente Jaco Van Dormael, regista belga già balzato agli onori della cinecronaca qualche anno fa con lo schizofrenico Mr Nobody (con Jared Leto e Diane Kruger, per dire), e tornato nuovamente in auge con l’altrettanto folle film Dio esiste e vive a Bruxelles (Le Tout Nouveau Testament). Una commedia in linea con la sua produzione, dominata dal caos sapiente, da espedienti narrativi surrreali, da un’ironia sottile che si alterna con qualche lacrima qua e là.

 

E, in questo caso, dall’astio per Dio, “quel” Dio, in ciabatte e vestaglia, dispotico e sadico, capace di creare l’umanità solo per sollazzarsi e aver qualcosa da fare. È il re incontrastato del mondo e del suo appartamento, lurido nonostante gli sforzi di sua moglie, una donnetta secca e rifinita, concetto che non esita a rimarcare con insulti, umiliazioni e percosse. L’unico momento di pace si respira quando Dio si ritira nel suo studio dove, seduto davanti a un vecchio pc, tra una birra e l’altra (sì, è anche un beone, quel Dio), si diverte a riservare agli uomini lo stesso trattamento che riserva alla sua famiglia. Un giorno Ea entra nello studio del padre, fino a quel momento: Dio se e accorge e la punisce pesantemente. Stanca, umiliata ma non doma, spronata dal fratello JC (e chi altri?), decide di vendicarsi: si siede al pc divino e invia a tutti gli esseri umani la data della propria morte. L’umanità, da par suo, si ribella: Dio non ha più niente per tenerla in pugno. Nel frattempo Ea scappa di casa e arriva in una grigia e piovosa Bruxelles, dove, seguendo le orme fraterne, inizia la sua personale predicazione, non prima di aver trovato un proprio scriba tra gli umili, tra gli straccioni, e sei evangelisti. Da un oblò di una lavatrice inizia la sua storia, quella vera.

 

Van Dormael consegna così ai posteri un piccolo capolavoro di commedia, in grado di far divertire e riflettere il pubblico, toccando una corda mai come in questo periodo delicata come il rapporto con la religione (non a caso, qualcuno l’ha apertamente criticato per questo). Lo fa con un che di poetico, rinunciando ai voli pindarici a cui sottopose a suo tempo il povero Nemo, che aveva il volto di Jared Leto. Qui l’eroe ha la faccia pulita di un’Amélie non ancora maggiorenne (al secolo Pili Groyne) e altrettanto onesta di una Catherine Deneuve, vero valore aggiunto, pur nel suo ruolo di seconda fascia. Questo film è, in definitiva, il fratello intelligente e pensieroso di quel Dogma che, diciassette anni fa, fece gridare allo scandalo oltreoceano. Stili diversi, ma princìpi e fini, forse, estremamente simili: prendersi in giro, sorridere anche di ciò che abbiamo di più caro e personale, senza aver timore di infrangere alcun regolamento. Con buona pace di chi non lo capisce e preferisce la miope indignazione al tutto il resto. Tanto vi dovevo.

PS: a tempo perso cercatevi/compratevi/scaricatevi Toto le héros – Un eroe di fine millennio, opera prima di Van Dormael, del 1991. Merita, ma tanto lo sapete già.

 

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Alcuni degli evangelisti di Ea.