Orsù dunque: buon beverdì, guys. Are you ready?

Is this a trick?

Settembre, si sa, è il mese del reboot: del lavoro, del mood invernale, della cioccolata calda, del carissimo e inesorabile disagio, ma anche della nostra rubrica.
Sono tornata come sempre accompagnata da Resli che restituisce l’immagine delle mie parole, oltre che dell’album.
Il mio percorso ricomincia insieme al vostro, perché settembre è un po’ come il capodanno. Si riparte carichi di buoni propositi, che però restano lì, almeno nel mio caso. Percepisco in me la voglia di cambiamento, ma sono così eccitata all’idea da non riuscire a concludere nulla. Quindi sì: this is (all) a (big) trick.

Senza preamboli, vado dritta all’album che ascoltavo in macchina di ritorno dalle vacanze.

Crosses, o anche †††, è il primo album in studio dell’omonimo gruppo musicale statunitense, nonché side project dei Deftones, pubblicato alle idi del febbraio del 2014 dalla Sumerian Records.

Un trio implacabile che vede schierati l’uomo tutto pathos, nonché la voce più sensuale del west, meglio conosciuto come Chino Moreno (cantante dei Deftones), cui segue Shaun Lopez, che si è occupato della produzione, dell’ingegneria e del missaggio dell’album, e infine Chuck Doom.

Crosses

Crosses

Questi tre tipi ganzi, immergono la loro musica in una pastella composta da elettronica, qualche goccia di trip hop e di industrial e un filo di alternative e progressive metal da cui viene fuori un bel crogiolo sperimentale.

Il loro debut album, un po’ Depeche Mode un po’ Nine Inch Nails, contiene 15 tracce.

This is a trick || Hello, hello, hello, I know || What this really is || I know hello, hello, hello

Cominciamo bene: i synth cupi che si sgretolano in un mood  alla Bring Me The Horizon, che svilisce un po’ l’intento di rendere meno radiofonica la traccia. Intento lodevole ma non troppo riuscito.

I’m so excited I can hardly take it.


I see it all the time || The feel is always there || Just frozen in your mind from inside

Thelepathy è indubbiamente il pezzo più Depeche Mode dell’album, la voce sensuale di zio Camillo (il vero nome di Chino Moreno).

Si scioglie sui pattern di batteria e sui loop dei synth, in un mantra decisamente orecchiabile che sembra lontano, intrappolato dietro la carta da parati di un muro di carton gesso, disturbato.

Di certo quello che non vogliono questi tre è risultare banali.

You hang there on the wall || You’ve carved out your place || But I can tell you shake from inside


“From the flames of the fire || I feel you crawling to my bed”

Anche con Bitches Brew ci troviamo di fronte a un tentativo di eludere la radiofonia. La voce è estremamente sensuale e provocante, e allo stesso tempo suona come un lamento disturbato che esplode sul finale in un grido posseduto. Lo ritroviamo anche nel video del brano.
Probabilmente è per questo che l’album è stato anche definito come “la casa delle streghe di Chino Moreno”.
Tuttavia, lui stesso ha tenuto a precisare:

“Non voglio che la gente ci veda come un gruppo religioso o satanista, o come una band witch-house. Usare un simbolo religioso è un gesto difficile, ma personalmente ragiono da un punto di vista artistico e penso che, in questo senso, il simbolo possa assumere qualsiasi tipo di significato.”

“SAY SOMETHING! PRAY FOR SOMETHING!”


Here on this stainless table || I come inside you and haunt your dreams

Ancora, ancora e ancora sensualità, con questo inizio un po’ Sweet Dreams, probabilmente chissà, per introdurre il tema di Thholyghst, in cui con quel tepore disturbato e un po’ ipnotico ci annuncia come tormenterà i nostri sogni.

We fall asleep on the graves and seal our souls.


It’s strange || How it works

Indubbiamente il brano più malsanamente tranquillo dell’album, dove Chino diventa un po’ come una nenia.

Il testo in realtà è piuttosto ambiguo.

Are you sorry? || Well can you find the words?


It’s a strange day

Crosses

Crosses

Non riesco ancora a decidere se odiare o amare la capacità di Chino Moreno di riuscire a trascinare negli scenari che descrive col canto.

Il suo timbro riuscirebbe a rendere empatico chiunque.

Ogni parola che decolla dalle sue labbra è calda e intensa.

Questo brano, The Epilogue, sembra quasi una canzone d’amore, un epilogo di una storia d’amore.

All that I want is you


I got to tell you something || I wanna view your dreams

Bermuda Loket è uno dei mie brani preferito.
Non so cosa mi ricordi, ma questo intruglio perfetto trai suoni che si rincorrono lungo la traccia ovviamente accostati alla voce di Camillo “move(s) you somewhere close to ecstasy”.

We’ll release those demons tonight, tonight.


I’m consumed by your danger || I can lose my restraint yeah

L’incipit di Frontiers ricorda vagamente Exchange dei Massive Attack.
Anche la voce del cantante ricerca lo spessore del timbro di Tricky, per poi dimostrare nel ritornello che non ne ha bisogno.

Un brano denso di pathos, come i precedenti, e anche questo un dei miei preferiti.

While the cold world freezes on


You didn’t have to run, stop run || Just keep me where I want || We’re Frozen

I ritmi lenti e ipnotici proseguono anche in Nineteen Ninety Four, indovinate un po’: anche questo è trai miei preferiti!
In realtà è che non credo ci sia una traccia che possa definirsi brutta in questo album, mi dispiace.

You didn’t have to run, stop run || You knew how good it felt to be home.


Can you promise me?

Option è il brano dove Depeche Mode, NIN e Massive Attack meglio si fondono.

L’inizio disturbato, la strofa distorta e il ritornello molto infastidita e orecchiabile.
Un brano infinitamente triste e sporco, un po’ come Hurt forse, ma decisamente più pop.

Cause no one knows how far apart we’ve stayed to get through.


A silver casket

Oh, finalmente lui.

Nineteen Eighty Seven, Chino è poco loquace, dice tre cose, ma le dice bene eh.

Tutto il resto è decisamente degno di nota e far capire che il fulcro del trio non è (solo) Chino.

Lasciatevi trasportare del tutto in un’altra dimensione, sbagliata, distorta, ma perfetta per questo mood settembrino.

Onestamente avrei chiuso l’album qui.

A mother dressed for eternity’s breath


One second, it’s the same trick

Blk Stallion è una di quelle tracce che ha meglio preso la pastella per quella panatura di cui parlavo all’inizio.
L’elettronica è palpabile, tornano i toni vivaci e un po’ aggressivi dell’alternative metal, i groove spezzettati alla Massive Attack e le distorsioni alla NIN.

You never thought that this would happen || Did you?


Ci siamo quasi, è giunto il momento di Cross.

Un brano tutto strumentale, fatta eccezione per alcune parti in cui la voce, campionata, fa da synth.

Anche questa è un fottutissimo viaggio, mettetela in loop, chiudete gli occhi…


How come you never rest your tongue?

Prurient è decisamente in contrasto con il brano che precede, non solo per le sonorità, o per il fatto che ci sia la voce, ma anche per una questione di mood.
Ciononostante, come se non conoscessimo Camillo, con savoir faire ci ammonisce, senza che neppure ce ne accorgiamo.
Detto ciò, è uno dei brani che mi piace meno.

Uncovering your eyes || Rediscovering the high


I follow you

Death Bell, siamo arrivati alla fine.

Non ho granchè da dirvi, perché non ho più parole per elogiare la voce di Chino.
Questo trio lavora alla grande!
Speriamo che non sia la loro Death Bell questa.

Into the light


Cover Originale dell'album Crosses dei Crosses

Cover Originale dell’album Crosses dei Crosses

Per quanto riguarda la copertina di Crosses, è stato sempre Chino a scegliere di sovrapporre le tre croci, che rappresentano i componenti del gruppo, a questa donna in penombra.
Ed è a causa di questa composizione grafica che i tre sono stati 
accusati di satanismo, cosa che sappiamo essere totalmente fuori dalla realtà.

Alla cover originale faccio seguire quella della mia compagna di orecchio, Resli Tale, che da sempre si lascia ispirare dall’album che recensisco per lasciarsi andare a nuove e inesplorate interpretazioni.

Vi suggerisco di accompagnare la visione dell’illustrazione qui sotto con questo brano musicale.

Buon fine settimana!