Quante volte critichiamo le cattive abitudini, i capricci e l’ignoranza della società o della classe dirigente?

Non siamo certo né i primi né gli ultimi, e gli artisti lo fanno da sempre, rappresentando in vari modi i punti deboli dell’essere umano, scherzandoci su, o cercandone un significato più ampio e profondo. Vi chiederete, cosa c’entra tutto questo con l’incisione? Beh, vedete, quando si incide la matrice, si unisce fantasia, consapevolezza e ragione. La lastra diventa uno strumento dalla potenza inesauribile, in cui anche sentimenti di sdegno e rabbia prendono vita nei gesti e nei segni. Chi, con la sua opera, è riuscito a offrire un vasto panorama dei comportamenti umani è Francisco Goya. Lui ha raccontato le infinite tonalità della vita in acqueforti e acquatinta: tragedia e ironia, sarcasmo e tenerezza,  grottesco e patetico, eroismo e crudeltà, realtà e fantasia.

Self-Portrait, 1799 acquaforte e acquatinta, 210 x 152 mm Museo del Prado, Madrid

Francisco de GOYA Y LUCIENTES – Autoritratto, 1799
Acquaforte e acquatinta, 210 x 152 mm
Museo del Prado, Madrid

In precedenza abbiamo parlato di come l’acquaforte sia tra le tecniche più espressive, ma la sua variante e complementare, l’acquatinta, è in grado di darle il giusto valore aggiunto.

Dall’acquatinta si ottengono svariate gamme cromatiche, e i toni di colore sono caratterizzati da una superficie che sembra “a granelli”, e fa a sua volta parte delle tecniche indirette. Le corrosioni sulla lastra, granulata anziché levigata, infatti, si ottengono sempre con l’acido. La procedura con cui si ottiene è uguale a quella dell’acquaforte, ma la resa finale è simile all’acquerello. La granulazione si esegue gettando, sopra la lastra riscaldata, granelli di colofonia (pece greca – resina naturale) che, fondendo, vi aderiscono. Si interviene quindi sulla matrice: l’acido penetra negli interstizi tra i granelli, corrodendo il metallo e rendendo spugnosa la superfice, su cui si creano piccole asperità che catturano l’inchiostro di stampa. Queste asperità vengono chiamate “granitura”.

Granitura tradizionale, esempi

Granitura tradizionale, esempi

Per l’acquatinta si possono usare anche altri metodi, ad esempio:

  • coprire la lastra con cera e cospargerla con granelli di sale, sulla stampa risulterà così una punteggiatura bianca;
  • il procedimento a pennello, applicando direttamente il mordente sul rame nudo;
  • l’impasto di zolfo e olio di oliva, che dà solo tonalità molto leggere;
  • il metodo allo zucchero, disegnando sul rame nudo con inchiostro diluito in soluzione satura di zucchero, ricoprendo poi la lastra con cera a caldo e immergendola in acqua.

Goya grazie all’unione sapiente di acquaforte e acquatinta, e alla loro fantastica imprevedibilità nei tratti sghembi e inconsueti, ritaglia uno spazio intimo, segreto, nel quale la fantasia può finalmente scatenarsi e sondare in piena libertà ogni aspetto dell’ animo umano.
Vizi, dolori, gioie, perversioni, malinconie, meschinità e follie, sono i suoi CapricciCaprichos, che ci sorprendono in una enciclopedia dell’umanità.

Capricci è la serie più famosa del maestro spagnolo, realizzata nel 1799 e composta da 80 incisioni in grande formato (visibili a questo link). Il termine “capricci” indica i pensieri stravaganti che danno origine a raffigurazioni di fantasia, caratterizzati da una satira pungente e a volte grottesca. Descrivono tutti i mali, i pregiudizi, gli inganni e le menzogne della società dell’epoca, senza tralasciare nessuno: poveri, Chiesa, nobiltà e persino la famiglia reale! I Capricci sono il mezzo che Goya ha per definire il suo sogno illuminato e la sua ansia nella ragione.

Il sonno della ragione genera mostri, 1797 - I Capricci, tav. 43 Acquaforte e acquatinta, 23×15,5 cm - Museo Nazionale del Prado, Madrid

Il sonno della ragione genera mostri, 1797 – I Capricci, tav. 43
Acquaforte e acquatinta, 23×15,5 cm – Museo Nazionale del Prado, Madrid

L’opera della serie più conosciuta e discussa è “Il sonno della ragione genera mostri” (El sueño de la razón produce monstruos).

Un uomo dorme, probabilmente è proprio Goya, e alle sue spalle si ergono un gran numero di bestie, tra cui gufi, pipistrelli e altri animali della notte.
E a noi lascia una provocazione: saranno mostri generati dal “sonno della ragione”? Intendendo che, quando gli uomini non ascoltano il grido della ragione, tutto muta in mostruosità?
Oppure è quando il sogno è vincolato dalla ragione, e riproduce la realtà, che non riusce a ricrearla ex novo con la fantasia, producendo quindi “mostri”?

Una sorta di postilla, attribuita allo stesso Goya, potrebbe aiutarci a capire:

La fantasia priva della ragione produce impossibili mostri: unita alla ragione è madre delle arti e origine di meraviglie.

(Goya, manoscritto conservato al museo del Prado. Testo originale in Helman, op. cit., p.221)

Ad ogni modo la pubblicazione de I Capricci, come immaginerete,  procurò un immediato sdegno e scandalo. Molti vi si riconobbero e dovette intervenire la Santa Inquisizione ad impedirne la circolazione delle stampe ritenute blasfeme e scandalose. In questa serie Goya esplora un vasto panorama di comportamenti: dalla frivolezza delle giovani fanciulle che sperano di accalappiare un ricco marito, spesso con l’aiuto di donne più anziane che dispensano loro consigli, alle condotte viziose degli uomini di potere, invischiati in losche vicende di corruzione e prostituzione; dalla vanità della nobiltà, spesso rappresentata con delle maschere nel loro continuo voler apparire ciò che non sono, alla cattiva educazione impartita da genitori poco accorti ai loro bambini.

Un grande capitolo viene dedicato alla stregoneria, molto spesso ritratta nella sua più cruda bestialità. Ne è un esempio la tavola “Soffia“, in cui alcuni bambini vengono mangiati durante una festa notturna; oppure in “A caccia di denti“, dove una strega cava i denti ad un impiccato.

Capricho No. 69: Soffia

Capricho Nr. 69: Soffia

 

La fortuna immediata de I Capricci fu scarsa, al punto che Goya, dalla cui vendita sperava di ottenere un ottimo guadagno, si vide costretto a cedere l’intera prima tiratura al Re Carlo IV, in cambio di una borsa di studio per il figlio Javier. Bisognerà attendere il 1855 (quasi trent’anni dopo la morte dell’artista) per una piena riscoperta della serie, quando ne viene realizzata una seconda edizione. Solo allora viene compresa appieno la grandezza artistica e sociale dell’opera, che diviene tra l’altro gloriosa antesignana di buona parte della satira disegnata contemporanea.

Per viziarvi vi lasciamo anche questa volta qualche consiglio per approfondire quanto vi abbiamo raccontato:

Lettura: Goya, Daumier, Grosz. Il trionfo dell’idiozia. Pregiudizi, follie e banalità dell’esistenza europea. Catalogo della mostra

Visita: Biblioteca Nacional de España, Madrid

Visita: Museo del Prado, Madrid

Film: Goya en Burdeos 1999, diretto da Carlos Saura

Capriccio No. 12: A caccia di denti

Capriccio Nr. 12: A caccia di denti