Il 23 marzo scorso è stato distribuito in molti cinema il tanto atteso Batman vs Superman: Dawn of Justice. Il giudizio del pubblico non è stato molto magnanimo, soprattutto sul web: ormai è storia il video con l’hashtag #sadben.

Io l’ho visto in 3D e, se da una parte l’ho apprezzato, dall’altra l’ho odiato, ma non alla maniera de l’odi et amo di Catullo.

I riferimenti diretti al mondo del fumetto sono tantissimi, molti di più rispetto a un qualsiasi film supereroistico. In particolar modo mi ha ricordato Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, di Frank Miller, un capolavoro assoluto (da poco ristampato dalla Lion). Va subito detto che questa graphic novel può essere considerata un elseworld, ovvero una storia fuori da ogni continuity classica, ambientata in un futuro in cui Bruce Wayne è un uomo di mezza età, con il costume appeso al chiodo.

Ho cominciato ad avere dei sospetti sulla similarità della storia quando è stato rivelato il costume, il simbolo e la stazza del nuovo Batman, a mio avviso quasi identici. Un po’ quindi me l’aspettavo e in cuor mio lo speravo, perché è uno dei fumetti scritti meglio su questo eroe.

Il costume di Batman nel film e nel fumetto

 

Poi ho visto il film, che invece non m’ha lasciato tanto contento. Gustoso sicuramente, spettacolare e che si lascia seguire bene.
Quel che mi ha sorpreso positivamente sono state le molteplici scene ispirate in maniera lampante dal fumetto di Miller, come il regista Zack Snyder ha più volte dichiarato. Perché di scazzottate tra i due supereroi ce ne sono state nella storia, e quasi sempre hanno visto vincere Batman, ma quella nel film sembra decisamente essere influenzata dal comic. La prima similitudine è nell’armatura dell’uomo pipistrello.

La bat-armatura nel film e nel fumetto

 

Poi ci sono le scene del film, che confermano la mia ipotesi.

Sopra una scena del film, sotto il particolare della copertina de Il Ritorno del Cavaliere Oscuro

 

Andando avanti, il modo con cui Batman stordisce Superman è lo stesso: prima con un’arma sonica, poi con una versione gassosa della kryptonite (seppure in uno è contenuto in un proiettile, nell’altro in un dardo) che l’uomo d’acciaio ferma inizialmente con la sola mano sinistra.

Anche l’inquadratura dello stivale chiodato sotto il mento, dal basso, sembrerebbe pescata dalla versione cartacea.

Il momento in cui superman blocca il tiro contro di lui, nel film e nel fumetto

La somiglianza tra le due scene è palese

La somiglianza tra le due scene è palese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E che dire della scena in cui i cattivi aspettano l’ingresso di Batman dalla porta, mentre lui sfonda la parete afferrando il malfattore per il collo? Un’altra trasposizione abbastanza fedele. Le sequenze successivo sono uguali perfino nello scambio di battute <<io l’ammazzo, credimi, lo faccio!>> <<io ti credo>>.

La scena del muro, edizione Lion

 

Sempre su questa impronta, nella bat-caverna è conservato il costume del defunto Robin/Jason Todd, leggermente rivisitato. Anche in questo caso il rimando è alla storica saga Una Morte in Famiglia, in cui il Joker uccide il secondo aiutante di Batman.

Il memoriale a Robin, sopra nel film sotto nel fumetto

 

Le origini del cavaliere oscuro sono le medesime, cambia solo l’anno dell’omicidio dei genitori, che nel film è più recente; mentre la scena in cui la pistola dell’assassino tira la collana della madre di Bruce Wayne, prima del fatidico sparo, è identica.

La scena della collana disegnata da Frank Miller, edizione DC americana

 

Anche la scoperta fortuita della caverna al di sotto della villa da parte del piccolo Bruce coincide con quella fumettistica.
Un altro cammeo, che ai profani può essere risultato curioso, è Batman armato con un classico fucile da cecchino, disegnato da Miller già diversi anni fa.

Batman armato di fucile da cecchino, nel film e nel fumetto americano

 

Dopo la mega-bomba lanciata nello spazio, Superman fluttua esanime, quasi prosciugato da ogni energia, prima che il sole con i suoi raggi lo rianimi: anche questa scena c’era, nonostante il contesto fosse un po’ diverso.

Gli effetti di un missile nucleare su Supermen ne Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, DC

 

Probabilmente sono molti i rimandi ad altre famose saghe Dc. Su tutte, ovviamente, La morte e il ritorno di Superman, non solo per la trama ma anche per altri dettagli, come la bara nera con il simbolo argentato che ricorda tanto il costume con cui Superman tornò in vita nei comics.

Lois Lane che piange il defunto Superman, ne La Morte di Superman, 1992, DC

 

Ma sembra esserci anche qualcosa di Crisi sulle Terre Infinite (i cui autori sono ringraziati nei titoli di coda): il sogno in cui Flash chiede aiuto a Bruce prima di morire sembra riferirsi a questo evento.

La scena di Crisis on infinite earths, della DC, in cui Flash viaggia nel tempo per avvisare Batman

 

Sempre in quel sogno, si vedono degli esseri alati che incombono dal cielo, molto simili ai Parademoni di Darkseid. Anche Luthor, guardando il quadro nella sua dimora, dice che i demoni arrivano da lì.

La scesa dei Parademoni, o presunti tali, nel film e nei comics

 

Nel film si fa riferimento più volte alle Scatole Madri, in particolare nel filmato in cui si vede la genesi di Cyborg; ma anche nella filastrocca di Luthor (quel ding ding ding fa pensare al ping ping ping emesso dalle scatole per comunicare), oltre a quelle che si vedono nella sequenza tagliata in mano a un possibile Steppenwolf.

Probabilmente ci sono altri rimandi ad altre saghe, come ad esempio Injustice: Gods Among Us ma, se davvero presenti, sono più velati.
Comunque, fin qui tutto bello, ma ogni medaglia ha due lati e la controparte di questo film si distacca totalmente dal mondo dei fumetti. Per un nerd, troppo.

Premettendo che sono andato al cinema conscio che avrei trovato qualcosa di diverso, come sempre, dopo cotanta serie di citazioni però, ci si aspetterebbe più coerenza con la trama fumettistica, e invece no.

Iniziamo con le cose di poco conto, come Stryker’s Island che nei fumetti è una prigione mentre nel film l’isola disabitata tra Gotham City e Metropolis in cui si svolge parte del combattimento con Doomsday. Oppure la villa della famiglia Wayne: abbandonata e in rovina. In maniera molto sottile, si viene a sapere che il mercenario tatuato al servizio di Luthor è Anatoli Knyazev, nei fumetti il nemico di Batman KGBeast.

Fin qui roba davvero di poco conto. I problemi iniziano quando vengono approfonditi i personaggi principali.

Innanzitutto abbiamo a che fare con un Lex Luthor Jr. (dato che lui stesso ci informa di come il nome corrisponda a quello del defunto padre), capellone e totalmente fuori di testa – ricorda più il Joker che il geniale villain dei comic.

Jesse Eisenberg nel ruolo di Lex Luthor e la sua controparte nei fumetti DC

 

Tralasciando che nei fumetti si fa risalire il suo odio verso Superman alla caduta dei capelli, e che la sua collezione di parrucche sia famosa, non ci viene spiegato come faccia a sapere le identità dei supereroi (definiti metaumani). Un fattore che ne altera tantissimo la natura e il suo eventuale comportamento con le controparti umane, tanto che riesce a mettere contro i due protagonisti, senza però un reale motivo apparente. Inoltre, nei suoi vaneggiamenti o presunti tali, fa riferimento alla venuta di qualcuno, con buona probabilità a Darkseid.

Le origini dell’odio di Lex Luthor su Adventure Comics 271, Aprile 1960

Poi interviene la morte di Superman, l’evento che ha segnato l’universo Dc, che qui non è affrontata con la stessa gravità: sembra una cosa normale. Oltre al modus, dato che nella saga originale non c’era la lancia di kryptonite ma solo botte da orbi.

C’è da ridire anche sul cattivone-ammazza-Superman: nonostante si fa cenno ad abomini kryptoniani precedenti, Doomsday nel film è la resurrezione mostruosa di Zod creata da Luthor con il suo sangue, non il mostro alieno immortale dei fumetti. Inoltre, ricorda più Hulk che Doomsday.

Tra l’altro possiamo aspettarci, ovviamente, una resurrezione del kryptonionano ma, visto che hanno fatto morire anche la sua controparte umana, come gestiranno il ritorno in vita di Clark Kent?

Le domande suscitate da questo film sono innumerevoli, su tutte una: perché non vengono nominati gli altri supereroi, nonostante ce ne vengano mostrati i simboli? Neanche Wonder Woman. Forse perché non è il loro film? Chissà.
A proposito di Wonder Woman, sexy e violenta, indubbiamente grande guerriera, per lei neanche un accenno al suo essere paladina della pace, nonché bandiera del femminismo qual è sempre stata.

Altri personaggi trattati in maniera più che discutibile sono gli storici Jimmy Olsen e Mercy Graves, morti senza avere un reale peso nella storia. Il regista ha affermato che nella versione estesa del film sarà dedicato più spazio al primo dei due. Non cambierà molto.

Ma la vera nota dolente di questo film è Batman. Questo non è Batman, o almeno non è quello di Miller.

Non è certo la prima volta che in un film viene snaturato un personaggio e, se vediamo i precedenti dell’uomo pipistrello, ne avremo la conferma. Come abbiamo già visto, i rimandi al Cavaliere Oscuro di Miller sono diversi, soprattutto per la violenza nel suo modus operandi. Zack Snyder però esagera.

Il Cavaliere Oscuro è sì un eroe al di fuori della legge, ma con una sua morale, che non oltrepassa mai: Batman non uccide. Altrimenti l’avrebbe fatto con il Joker, in primis, e poi con tutti gli altri villains. Nella sua storia fumettistica, dagli anni ’40 in poi, le morti per mano sua sono poche se non nulle. Nel film invece Batman non si fa problemi ad uccidere i criminali, o addirittura a tentare di eliminare intenzionalmente un nemico che poco conosce e su cui ha dei dubbi morali: Superman.

Ben Affleck avrebbe dichiarato che il suo Batman è identico a quello di Frank Miller, ma non è così.

Tralasciando comunque tutto ciò, in questo lungometraggio (molto lungo, 151 minuti) Batman risulta un personaggio frustrato, arrabbiato e che poco ha a che vedere con il vigilante metodico e calcolatore a cui siamo abituati. Un personaggio più muscoli che cervello. Sintomatico è il fatto che venga accennata poco la sua vita come Bruce Wayne, come se lui non fosse altro nella vita.

Così ci ritroviamo un Superman come un dio in terra che però pensa prima ai suoi problemi e poi a quelli dell’umanità; un Batman arrabbiato senza una vita al di fuori del costume; un Luthor folle che gioca al piccolo chimico kryptoniano e una Wonder Woman di cui conosciamo poco o nulla, a parte la longevità e la bravura nelle scazzottate.

E in effetti, ciò che questo film mi trasmesso è una visione asettica degli eroi, distanti anni luce dal mondo che li circonda. Sembra che combattano puramente per motivi personali e non perché siano i paladini della giustizia. Sono cavalieri inesistenti, per citare Calvino.
Una grande tristezza insomma.

Perché il punto forte dei fumetti americani è sempre stato il loro lato umano, ciò che li rendeva deboli e non il contrario. In fondo è quel che fa immedesimare il lettore: senza questa magia non c’è piacere, solo effetti speciali. Probabilmente è il motivo per cui la Dc non riesce a rivalersi con la Marvel nella guerra dei cinecomic.

Tutto alla fine si riduce ad una questione: per trovare l’incanto bisogna leggere i fumetti, per il mero spettacolo basta andare al cinema.