Blue Stahli – Blue Stahli non è un proverbio rivisitato da Paolo Bitta (l’impiegato di Camera Cafè sveglio quanto un bradipo e fan sfegatato dei Pooh), ma il secondo album dell’artista Bret Autrey, in arte Blue Stahli, uscito durante le idi di marzo del 2011.

La ricetta per questo album, che onestamente io ho divorato ben volentieri, direttamente da giallozafferano, è dalla difficoltà molto alta:

1 kg di elettronica, 2 tuorli di industrial, 1 albume di metal, un paio di cucchiai di drum & bass, 500gr di rock e una spolverata di alternative, cotto nel forno della FiXT Music e prodotto da Klayton Celldweller – altro grande pezzo da 90 coi capelli insoliti che forse tornerò a disturbare più in là.

Al primo morso troviamo UltraNumb, chiaro manifesto delle intenzioni di Blue “belli capelli” Stahli.

Infatti, per quanto la conoscenza del signor Klayton l’abbia sensibilmente influenzato, Bret non ha nulla da invidiargli: la sua signature, garantita dall’intensità dei suoni e dalla cura nella scelta degli stessi, le chitarre e le voci meravigliose che agglomerano il tutto lo rendono eccezionalmente impressionante.

                  

La seconda forchettata prevede Scrape, in partenza un po’ meno incazzosa rispetto alla precedente, ma che non impiega molto a rifarsi e a fomentare le masse.

Ma è forse al terzo morso, con Anti You, che si sente davvero il mix degli ingredienti sopracitati, vuoi per le voci effettate over nine thounsand, vuoi per l’intro, vuoi per la struttura del brano in sé, accompagnato da un testo very tosto che sarebbe sicuramente gustosissimo assaporare dal vivo!

Alla quarta cucchiaiata  si presenta Doubt, un po’ moscetta forse, bella per carità, ma comparata alle altre a mio avviso non ha la stessa intensità.

Fortunatamente il morso successivo riporta in auge quel gusto che abbiamo trovato nei primi assaggi. Corner infatti, con i suoi sapori un po’ orientaleggianti, ci conferma che il caro Blue è proprio un bravo mattacchione e anche un po’ inquietante e, se devo essere onesta, questo è uno dei brani che preferisco.

Successivamente addentiamo Takedown. Che dire, un esempio definitivo di dub-metal con tanto di break-beat, chitarre cattive, voci femminili e testi penetranti che si rincorrono lungo tutto il pezzo.

Kill Me Everyrtime, ha un sapore più morbido rispetto al brano precedente, un po’ trance, qualche piccolo sentore del vecchio Static-X (pace all’anima sua), ma meglio organizzato. Credo che potrebbe essere una valida colonna sonora per un film di fantascienza tipo Matrix, o per un hacker tossico, come quel simpaticone in Mr. Robot.

Quello che proviamo dopo l’assaggio di Throw Away è quasi simile a quello che facciamo con il brano precedente, ma decisamente  più bello. Non a caso è un altro dei miei pezzi preferiti.

Segue Metamorphosis: sul finale potremmo dire che il disco stia rallentando, ma il bridge di questo pezzo è davvero figo e, come tutti, suona bene come colonna sonora per film di fantascienza con quel giusto pelino d’azione.

Il morso finale è un colpo di scena. Dopo gli ultimi tre brani avremmo potuto pensare di terminare con calma il nostro piatto, ma Blue vuole garantire la stessa verve che ha dato in Ultranumb, quindi spennella di aggressività le sue chitarre. Ma Give Me Everything You’ve Got non è abbastanza se lo si compara al primo, e inoltre il modo in cui conclude mi ha lasciato l’amaro in bocca, costringendomi a riascoltare tutto il disco da capo!

La cosa che mi piace di più di questo disco è che ogni traccia potrebbe essere una colonna sonora. E apprezzo il suo essere epico e “soundtrackoso”.

Blue Stahli - Cover

Blue Stahli – Cover

La copertina dell’album è stata creata da Grant Morhman, produttore del primo album del caro Celldweller.

L’artwork vede l’artista Blue Stahli, cosparso di roba strana sul corpo, mentre si abbraccia con la testa china, fotogramma rubato al video di UltraNumb, un video che per altro consiglio  di vedere perché sa essere anche divertente, seppure inquietante (oltre che figo, ma questo è opinabile, si sa).

Blue Stahli è cosparso di questa melma nera perché le vicissitudini l’hanno costretto ad indossare questo costume, e la patina è il risultato dell’odio, delle violenze, della vergogna, delle aspettative mancate e delle delusioni che l’hanno spinto a diventare Ultra-numb (del tutto insensibile).

 

remake artwork da parte di TizE questa è l’illustrazione inedita realizzata dalla meravigliosa LaTiz Terapixel:

A volte vuoi solo tagliare via tutto e strapparti via fuggendo da te stesso

 

Curiosità: Nel video appare anche Celldweller, produttore e amico di Bret, che ho più volte menzionato nell’articolo.

 

3,2,1: Enjoy! ;*
#staytuned