Bentornati nello spazio della Massoneria Creativa che occupo e per cui mi dedico allo storytelling.
Nel precendente articolo ho introdotto i diversi punti di vista da cui si può affrontare un racconto, con una breve analisi dell’Io Narrante.

Oggi affronterò quello del Narratore Onnisciente colui che vede e conosce ogni cosa: una voce fuori dal corpo che guarda tutto dall’alto e con distacco. Con questo metodo, il messaggio che si veicola può emergere in poche battute – o immagini – fra ambiti e concetti diversi. L’abilità sta nel far “sparire” la voce nella leggerezza del racconto della storia che si evolve.

Questa la teoria.
Ma, in pratica, come si può usare questo punto di vista in maniera vincente?

Prendiamo, per esempio, le pubblicità del settore automotive.
Generalmente, se non si punta su un testimonial, la scelta di utilizzare questo modello di narrazione è praticamente obbligata.

Perché?

Perché parliamo di macchine e, per quanto siano di per sé molto carismatiche e caricate di simbolismi fortissimi (aggressività, status sociale, libertà, affidabilità), parliamo pur sempre di un oggetto inanimato.
Questo costringe a una narrazione trasversale che parli del soggetto (la vettura) attraverso il fantastico mondo che attraversa (quello a cui dovrebbe aspirare il target di riferimento). Così la voce narrante – che può anche essere sostituita da cartelli testuali, coadiuvati da immagini – è talmente esterna da arrivare potenzialmente a tutti noi.

C’è però un problema.

Una narrazione onnisciente cela in sé un tranello in cui molti copywriter cadono: rendere il messaggio talmente universale da diventare algido, poco consistente, poco empatico con il target di riferimento.

C’è ancora di più. Uno storytelling con un Narratore Onnisciente non efficace può addirittura trasformarsi in un vero e proprio boomerang comunicativo. Proprio perché una voce autorevole, “esterna”, deve poter rappresentarsi come super partes.

Disastrosa la campagna di comunicazione 2016 del Ministero della Salute che avrebbe dovuto informare sui corretti stili di vita.

Disastrosa la campagna di comunicazione 2016 del Ministero della Salute che avrebbe dovuto informare sui corretti stili di vita.

Negli ultimi tempi alcune campagne di sensibilizzazione sociale, come quella del Ministero della Salute, si sono dimostrate un chiaro esempio di come non utilizzare il mezzo di un Narratore Onnisciente.
Il narratore, invece di consigliare il meglio dal suo punto di vista privilegiato, è entrato immediatamente nell’occhio del ciclone, a causa di un’errata valutazione della categoria stessa che avrebbe dovuto aiutare.
Un vero e proprio disastro!

Per servirsi al meglio di questo narratore ci sono un paio di trucchi veloci da seguire:

  1. uso corretto dei tempi verbali;
  2. non giudicare mai.

Lavorare con i tempi verbali influenza moltissimo la qualità del racconto.
Ad esempio,  che tempo viene usato prevalentemente nelle pubblicità delle assicurazioni? Il Futuro, perché è lì l’incognita, lì che deve essere portato il target di riferimento.

Il narratore della storia è fuori, lassù o intorno a noi. Ci guarda, sa tutto e, proprio per questo, non ci giudica e non lo vuole fare.

Ricordate la geniale campagna pubblicitaria della Contrex, l’acqua minerale francese? Durante un “finto” esperimento si fanno pedalare delle donne per vedere l’immagine di un stripper al neon.


Qui lo storytelling è senza parlato: storyboard, montaggio e immagini mirate raccontano perfettamente lo spot. Con un pizzico di voyerismo, una telecamera sempre in movimento e una grandiosa idea di base, si racconta lo stile di vita sano. E si strizza l’occhio a una pruderie leggera, simpatica e coinvolgente.

L’arma vincente di questa narrazione per immagini è che le protagoniste dello spot non vengono giudicate. Anzi, guardate con molto rispetto per essersi messe in prima persona – e con entusiasmo – al servizio dell’esperimento.

Spero di esser stato sufficientemente chiaro, ma sono ben disposto ad approfondire l’argomento se avete domande.
La prossima volta parleremo della più difficile, ma anche più geniale, voce narrante di tutte: la Terza Persona Immersa nello storytelling!

E intanto vi lascio con un consiglio: guardate il mondo per come vi piacerebbe raccontarlo e lui comincerà a raccontare voi.