Ehilà, è quasi ora dell’aperitivo e lo chef oggi consiglia gli Inude con Love is in the Eyes of the Animals.
Il disco di oggi viene dal consiglio di un confratello, Alessio Antony, che mi ha portata a scoprire questa perla made in Italy.
Evitate di storcere il naso, snobboni che “ma no, solo gli inglesi sanno fare musica”. Per una volta siedono al nostro tavolo due italiani che non hanno nulla da invidiare ai loro competitor d’oltre manica.
Il duo di leccesi esordisce con lo straordinario EP Love is in the Eyes of the Animals il 28 maggio scorso per Panorama Musique.

Un Ep che per un momento mi ha ridato la speranza e la voglia di fare musica.
Perfetto, progettato al millimetro, ogni cosa ha il suo posto e tutte si incastrano in un perfetto tetris di malinconia e dolcezza.

 

Il duo Pugliese

Inude, il duo Pugliese

Una mia amica li ha definiti figli dei Radiohead e dei Massive Attack. E io mi permetto di aggiungere: cugini dei Moderat, nipoti di Apparat, fratelli dei Telefon Tel Aviv, vicini di casa degli Alt-J e scommetto reduci di una frequentazione con i Glass Animals e Bonobo.

Nell’Ep di debutto gli InudeFlavio Paglialunga (voce/percussioni/synth) e Giacomo Greco (chitarra/voce/programming/synth), si fondono in una malinconica e dolce ode. Tangibili le influenze dream-pop e chill out in questa band dove l’elettronica gioca un ruolo fondamentale.


Con Hudea si apre questo idilliaco viaggio in un mondo onirico, surreale, enigmatico e pulsante. Malinconia è una delle parole chiavi, ma di quel tipo che sta bene con un divano e una tazza di te caldo, a guardare e sentire la pioggia venire giù.


Con Man Down abbiamo un primo sconvoglimento, l’atmosfera s’incupisce.
Qui ogni influenza si fa decisamente palpabile. Il viaggio siderale continua tra i pattern di batteria incalzanti e i synth martellanti ch’entrano in contrasto con la voce, soffusa e meravigliosa, creando un trasporto non indifferente.


Dust è un vero plot twist: sound scuro, il ritmo tribale e l’atmosfera distorta.
Ci sembra di addentrarci in un labirinto di siepi alte e scure, nel quale ci perdiamo corriamo, poi camminiamo, poi cadiamo, poi ci rialziamo, incoscienti, rapiti da questa sorta di mantra.
Rumori quasi sinistri danno il LA alla canzone. Neppure il cantato riesce a smorzare l’atmosfera plumbea. Many compliments.

Posso dire una cosa stupida? Ok 😀
All’inizio mi sembrava fosse “Minchia signor Tenente” di Giorgio Faletti.


Anyway, in The Wrong Era la parentela con i Radiohead si fa palese.
L’aria torna dolce, malinconica e delicata. Una ninnananna perfetta, armoniosa; le percussioni sono ancora tribali, il che mi fa pensare anche un po’ ai Sigur Ros.

Tutto quello che posso dire dopo aver finito questo EP è che sa di troppo… poco. Ricerca, raffinatezza, leggerezza ed emozioni.

Probabilmente non sono proprio il massimo dell’originalità, anche se non ne sono troppo convinta, tuttavia è un esordio, un trampolino di lancio, un incipit, da paura anche.

Per quanto riguarda l’artwork, anche in questo gli Inude non deludono.

Inude - Love is In The Eye Of Animal

Cover for: Inude – Love is In The Eye Of Animal

 

La cover rappresenta un cavallo, dipinto probabilmente con tempera blu, credo in riferimento al titolo e all’idea di “wilderness” che aleggia sull’accurata cernita di suoni.

In parte più terrosi i toni della versione di Resli Tale che dà fluidità delle forme.
Sarebbe interessante mettere a confronto le visioni uditive degli autori delle due cover per scoprire negli occhi di quali animali hanno visto l’amore.

Chissà che gli Inude non siano interessanti a un confronto incrociato!

cover Resli Tale per Inude

cover Resli Tale per Inude

 

 

#staytuned